mercoledì 18 aprile 2012

Sturm und Drang

*L'età dell'innocenza*.
Più si guardano i dipinti di Reynolds più ci si convince che vi sia un solo fallimento: cessare di essere un bambino. L'Eden proietta nel passato questo stadio della nostra vita, ci consola della nostra infanzia svanita. Guardate quella mano delicata che il fanciullo tiene contro il petto, come per difendere timidamente la propria felicità! Reynolds ha veramente capito tutto questo? Oppure quegli occhi pensosi esprimono un vago spavento davanti a ciò che sarà necessario perdere?
I bambini, come gli amanti, hanno il presentimento dei limiti della felicità.

E.M. Cioran, Lacrime e Santi

* * *

Per tutto il periodo in cui lavorò al Messiah, Händel si sentì trasportato in cielo.
Egli stesso confessa di non aver fatto ritorno in terra finchè non ebbe terminato il suo lavoro.
Eppure, se lo paragoniamo a Bach,  Händel è di quaggiù. Ciò che in Bach è divino in lui è eroico.
La vastità terrestre è la nota tipicamente Händeliana: una trasfigurazione del fuori.
Bach unisce la visione drammatica di un Grünewald alla interiorità di un  Holbein;
Händel unisce la pesantezza e la linearità di  Dürer all’audacia visionaria di Baldung Grien.

* * *

Dio si insedia nei vuoti dell'anima.
Sbircia i deserti interiori, perchè a somiglianza della malattia egli predilige occupare i punti di minor resistenza.Una creatura armoniosa non può credere in Lui . 
Sono stati i poveri e gli infermi a: lanciarlo, ad uso e consumo di chi si tormenta e dispera. 



Ogni volta che penso alle aspre solitudini ove alcuni monasteri si stagliano su uno sfondo di grisaglia, tento di capire le tetre soste della devozione, il tedio all'ombra del velo. La passione della solitudine da cui nasce -
l'assoluto monastico - questa divorante sete di Dio, cresce con la desolazione dei luoghi che le fanno da cornice.
Vedo sguardi che vanno a frantumarsi lungo i muri, cuori che nulla ormai saprebbe tentare, tristezze senza musica. La disperazione sorta tra un cielo e un deserto parimenti implacabili, ha prodotto l'esarcebazione della santità.
L'aridità della coscienza, di cui si lamentano i santi, è l'equivalente psichico del deserto esterno.
Tutto è niente - questa la rivelazione iniziale dei conventi. Così comincia la mistica. Tra niente e Dio c'è meno di un passo, perchè Dio è l'espressione positiva del niente.

* *

Mentre ascoltate Bach, vedete germinare Dio.
L'opera di Bach è generatrice di divinità.
Dopo un oratorio, una cantata o una Passione, Dio deve esistere.
Altrimenti, tutta l'opera del Cantor non sarebbe che un'illusione lacerante.
....Pensare che tanti teologi e filosofi hanno sprecato notti e giorni a cercare prove dell'esistenza di Dio, dimenticando la sola... 

* * *

Che cosa farei senza il paesaggio olandese, senza Salomon e Jacob van Ruysdael o senza Aert van der Neer? Ognuna delle loro tecniche suscita in me sogni collegati alle nuvole, alle tinte crepuscolari e alle brezze marine, alle distese mutevoli fatte per avvolgere il solitario. Altrettanti commenti sulla melanconia.

Gli alberi, isolati o stretti l’uno all’altro sotto un cielo troppo vasto;
gli animali, che non brucano l’erba ma l’infinito, gli uomini, che non vanno da nessuna parte e aspettano nei recessi dell’ombra – tutti partecipano di un mondo dove la luce stessa anticipa il mistero. Ciò che Vermeer di Delft, il maestro dell’intimità e dei silenzi confidenziali, ci svela nei suoi ritratti e nei suoi interni rende palpabile il silenzio senza ricorrere a forti chiaroscuri, mentre Jacob van  Ruysdael, più poeta che pittore, lo proietta nello spazio senza limiti, in un chiaroscuro monumentale.
Si sente il silenzio dei crepuscoli, è il fascino desolato del paesaggio olandese, a cui bisogna aggiungere una certa vibrazione, senza la quale mancherebbe alla malinconia il tocco poetico.
Il chiaroscuro olandese, con tutto il suo mistero, è estraneo alla trascendenza. Forse la melanconia è refrattaria all’assoluto.
Esiste, in arte, un criterio che non sia l’avvicinarsi al cielo?
 (...)
Tra la Spagna e l'Olanda vi è l'incommensurabile distanza che esiste tra la disperazione e la malinconia. perfino Rembrandt ci invita a riposare nell'ombra, e tutto il suo chiaroscuro non è che attesa della vecchiezza.
(...)


Nel Greco, figure e colori fiammeggiano verticali. Anche in van Gogh gli oggetti sono fiamme, e i colori ardono. Ma sparpagliati orizzontalmente. Van Gogh è un Greco senza cielo, un Greco senza un altrove.
In arte, il centro di gravità spiega, se non la struttura formale e la differenza degli stili, certamente l'atmosfera interiore.
Per il Greco il mondo si precipita incontro a Dio,
per van Gogh si rivela nell'incendio...

43 commenti:

  1. quali sono i confini della felicità?

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    1. Ciao Faustino :-)
      impossibile circoscriverli...
      si tratta di presentirli.

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  2. ho tanta voglia di dargli ragione

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    1. Carissimo Massimo, il rimpianto per un'Eden perduto è condivisibile in toto...rendersene conto può anche essere un aspetto positivo, quello della non-arresa.
      (qualcosa che ci assimila agli Dèi!;-)

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  3. buona sera Carla e ai tuoi ospiti.
    non vedo ragione perché non si debba dire - e per dire intendo affiancarsi agli archetipi chiave e ai demoni dei bambini senza aggiungere le paure devastanti se pur limitrofe dei genitori - ai bambini dove sono capitati così se mai avessero un presentimento questo si fa saldo per un cammino adeguato. ai bambini va presentata la morte va narrata va fatta "toccare" . la grazia e la natura che essi posseggono avrà modo di modularsi intelligentemente e senza paure ossessive verso ciò che li aspetta.
    entrambi gli autori, Cioran sempre furbetto e ironico più che cinico e nichilista, e Reynolds che non conoscevo, esprimono in arte il loro punto di vista ma mentono entrambi ed entrambi dicono una verità/menzogna usufuibile da tutti e certo pregna di stimoli per variazioni e divagazioni.
    aggiungo che non credo che i bambini abbiano presentimento dei limiti della felicità. Cioran secondo il mio personale parere confonde bene le carte. per avere quel presentimento i bambini dovrebbero conoscere se esiste il concetto a priori della felicità mentre essi sono grezzi senza aspettative abbandonati a loro stessi molli e permeabili. poi avanti tutta sento che il discorso si fa duro e vacillante ma affascinante se continuato...
    ciao a te.
    paola

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    1. è troppo presto per me criticare questo autore che mi accingo a conoscere in questi giorni legendo direttamente alcuni suoi testi (che per la loro folgorante lucidità mi invitano ad approfondire)
      La menzogna sta ovunque, l'importante è saperla riconoscere.
      il bambino, come giustamente sottolinei, non può conoscere quel limite, ma ti assicuro che conosce bene la felicità e ciò che può privarlo di essa.
      ci torniamo su ancora quando finisco di leggere anche: La tentazione di esistere.
      Per ora mi limito a riportare gli *sprazzi di lucidità* di Cioran che ho sottolineato a matita per la loro bellezza!

      a presto, Paola

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  4. i miei - giudizi - un po' buzzurri su Cioran nascono da un percorso lungo e da un interesse e una lettura profonda - verso questo autore nell' adolescenza.
    credetti di avere trovato un punto di riferimento (dopo il Baudelaire nichilista) ma proseguendo trovai il suo pensiero alla fine un pensiero di comodo molto visto da fuori asettico e quasi opportunistico. questo per argomentare a chi potrebbe trovare il mio commento facilone:-)

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    1. i tuoi giudizi, mia cara, sono sempre ben accetti
      per ora vado avanti a leggere e a trascrivere.
      senti che musica, e guarda che immagini...:)
      certo Emil era un tipo che si intendeva di *Arte*!

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  5. Sono contento che stai leggendo Emil Cioran.
    Capisco che può anche non piacere o deludere o anche infastidire ma, come già hai intuito, si tratta di un autore dalla "folgorante bellezza" stilistica che merita non una ma più letture, data anche la sua enorme erudizione(Sandra Stolojan nella nota a margine di Lacrime e santi, parla di "effetto Cioran" cioè dall'attrazione derivante dal coinvolgimento emozionale di chi si avvicina per la prima volta alla sua opera).
    Sul brano in questione posso aggiungere che può senz'altro essere discutibile il fatto che i bambini abbiamo il presentimento della fine della felicità, ma la questione mi sembra sia intesa qui come presentimento istintivo, naturale.
    Non bisogna infatti dimenticare che per Cioran, semplificando, l'abbandono al non essere (fino al suicidio, tema centrale delle sue opere) è insito nell'essenza stessa dell'esistere e preferibile all'esistere stesso.
    In questo si avvicina molto a Schopenhauer.
    Sulla questione, posta da "nevedicarne", del pensiero di Cioran come "pensiero di comodo" (qualche intellettuale francese l'ha definito un "poseur") non mi trovo d'accordo. Basterebbe leggere con attenzione Al culmine della disperazione: lì c'è un Cioran ventiduenne che si affaccia nell'abisso e tocca vette lirico-estetiche di sincerità al limite dell'indecenza.
    Provoca, e soprattutto provoca se stesso, non finge.

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    1. anche io, grazie Giuseppe!
      mi sono salvata il tuo link su Cioran, mi sarà utile se vorrò approfondire la sua conoscenza.
      anche se mi spaventa, l'eventuale approfondimento, dal momento che lo ha portato al suicidio.

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    2. e proprio questo il punto debole o forte Carla come lo si voglia interpretare: che lui non si è mai suicidato... ironizzo ma Cioran era un ironico non se la prenderà. leggendolo si crede che lui non avrebbe potuto non suicidarsi e invece no. tutti fregati. parla di suicidio come fosse prossimo a rivolgerselo contro ma no. non lo fa.
      ha "fatto" lo studente alla Sorbona fino a 40 anni, facendo praticamente nulla, anzi in tutta la sua vita ha lavorato solo un anno come professore di filosofia - lui stesso in un' intervista si definisce parassita - restando e continuando a restare ai margini dei fatti dicendo di preferire i margini data l' orribilità della vita e a lui pur vedendo non gli andava di uscire dall' umano: lo dice lui sempre in un intervista. quando l' hanno cacciato via dalla Sorbona ha resistito alla vita proprio grazie al pensiero che avrebbe sempre potuto suicidarsi ma si ha notizia che non l' abbia mai nemmeno tentato il suicidio. dunque più un teorico aristocratico della filosofia dell' uccisione di sé stessi. ma cosa vuol dirci con "suicidio"? suicidio uguale a non-essere o estremo atto per affermare la plenipotenziarità dell' io proprio con il suicidio come schiaffo morale e etico verso la società? per me suicidio non è azione per non essere. ma ci sta tutto e tutte le interpretazioni sono plausibili e controvertibili allo stesso tempo. ho amato Cioran e non ne "rinnego" affatto la lettura ma proprio in forza di questa conoscenza ho maturato altro punto di vista critico. tutto qui. vorrei rassicurare :-) il signor Savarino che lessi con attenzione il libro che indica. condivido ciò tutti dite e cioè che ha una forza poetica (forse proprio quello mi ha attratta e tenuta presso di lui per un certo periodo più che l' oggetto dei suoi desideri) - ma insinua nei suoi alti registri (questo il mio sentire personale) anche "vezzi" propagandistici, d' effetto, non si dona, ma propaganda(rsi) il suo incontro con Dio (la scrittura) con autocompiacimento nella consapevolezza di avere una scrittura carismatica e "pericolosa" se posso dire. e mi permetto di aggiungere anche a rischio di supponenza che mi sembra un atteggiamento molto "occidentale". seguo la discussione. buona serata Carla.

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    3. Grazie per avermi esposto questa visione più reale del personaggio...seguo anche io con interesse l'evolversi dell'argomento.
      ha preso di mira Dio, questo è certo!
      Buona serata a te :-)

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  6. ogni volta che mi capita di leggere Cioran rimango avvinto dalla sua lucidità emozionale...la bellezza del suo scrivere e la stessa profondità lo pongono, nei miei gusti, in prossimità del Mishima migliore...
    bella la tua proposta ed il quesito derivante...che per me non ha risposte perchè ad ogni lettura sono convinto di averne penetrato i significati: ogni volta ricchi di sfumature differenti.

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    1. Grazie anche a te, Stefano :-)
      quindi lo accosti a Mishima per la Bellezza, bene bene...
      mi piace creare affinità tra le cose, scoprendone sempre diverse...
      ci sta benissimo anche la grande, bellissima Szymborska,
      che si stupisce di tanta armonia!

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  7. Ciao Carla,
    credo che in questa frase di C. "I bambini, come gli amanti, hanno il presentimento dei limiti della felicità" ci si debba fermare sulla parola -presentimento- credo che vada inteso in senso autobiografico.
    Naturalmente la Transilvania è un grande play, ma non è questo il punto.


    Anche un'altra cosa. Foss'anche passione, nel senso di passionevole, bisogna rispondersi, quale è l'immagine? Ti riconosci? Quale immagine sei? Si può essere un paesaggio?
    Naturalmente si. Io so di essere un paesaggio, ad esempio. Non è una cosa complicata, ma è cosa complessa, questo si. Una buona serata... e sopra a quel paesino cosa c'è?

    (non sto parlando di rimembranze)

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  8. Ho letto con grande interesse gli interventi e il contraddittorio che su Cioran è nato. Proprio il fatto che ci sia dibattito, me li rende più interessanti. Non posso intervenire se non come lettore di questo passo, poiché non conosco il pensiero e l'opera di Cioran.
    Mi interessa però il tema dell'innocenza.
    Per me il modo in cui pensiamo l'innocenza non è mai innocente; ogni affermazione che ponga come principio la natura o qualche cosa di simile ad uno stato naturale, considerandoli indubitabili, è sospetta. In età adulta dunque non si può pensare in modo innocente sull'innocenza se non in malafede e ogni pensiero sull'innocenza è già una presa di posizione.
    "I bambini, come gli amanti, hanno il presentimento dei limiti della felicità." L'innocenza sarebbe felice, ma avrebbe il presentimento di dover finire. Io credo che questo sia un punto di vista adulto, una riflessione proiettata.
    Ma dovrei leggerne di più per dire meglio e con maggiore competenza.
    Per il momento grazie per gli stimoli che le tue letture donano, cara Carla.
    Buona serata!
    D.

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    1. Grazie, Daniele, per questa delucidazione sull'innocenza...
      penso a quante riflessioni proiettate ci impongono la loro presenza, e non sempre positivamente.

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    2. Carissimo, il tema dell'innocenza interessa anche me...è qualcosa che il mondo ci vuole strappare.
      tempo fa scrissi questa:

      L'innocenza della pelle
      è rosa
      rosa come la giovinezza sconosciuta
      rosa come la rosa
      che non puoi sfogliare
      perché benedetta.

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    3. Molto interessante il tuo scritto cara Carla. :-)
      L'innocenza per me da un punto di vista del pensiero è il divenire, una specie di ricordo di cui abbiamo nostalgia, lo stato divino che precede il peccato originale, l'Eden in cui Adamo ed Eva giocavano come bambini, che viene necessariamente strappato via dalla conoscenza del bene e del male, dalla conoscenza che si fonda sul principio di identità.
      Trovo affinità tra il tuo dire preciso della poesia e questa sensazione mia, tradotta in pensiero.

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    4. ti riferisci alla conoscenza rivelata dal serpente?
      anche i massoni la pensano così, non vedono insidia nel suggerimento del serpente, vedono piuttosto uno spiraglio verso la "libertà di conoscenza".
      il problema grosso è che l'uomo non sa resistere alla tentazione della seduzione.
      (la nostra società certo non lo aiuta)
      per poter resistere deve scappare
      o nei monasteri, o nel deserto.


      ciao Daniele, a presto

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  9. @Carla
    Ti ringrazio. Più che conservare il link mi permetto di suggerirti di iscriverti agli aggiornamenti via email come followers di TuttoCioran, tramite la casella in alto a destra. I miei posts sono piuttosto radi per motivi di tempo e in questo modo ti verrà più facile seguirli, ovviamente se vuoi.

    Per il resto e in particolare per "nevedicarne".
    Tutto quello che scrivi è assolutamente vero, anzi aggiungo che dai Cahiers di Cioran emerge più volte il suo sconcerto ogni volta che un suo lettore o conoscente si suicidava.
    Tanto che scriverà che solo l'idea del suicidio -cioè la sua teorica possibilità- l'ha portato a non farlo effettivamente.
    Il solo ammettere la possibilità, scriverà, crea una sorta di sollievo, così come succede grazie alla scrittura (come risulta nella prefazione del già citato "Al culmine della disperazione").
    Una spiegazione che ammetto non mi convince, perché mi sembra più un tentativo teorico (dunque insincero) per non superare la contraddizione insita nel teorizzare un suicidio senza poi arrivare a compierlo (come diversamente faranno Albert Caraco o il poco conosciuto Philipp Mainlander).
    La contraddizione però fa parte della vita, anzi è la vita stessa e fa parte imprescindibile anche dell'opera e del "lirismo" di Cioran.
    Cioran metteva alla prova se stesso parlando anche e soprattutto di suicidio, ma in fondo amava la vita, come confessò, quasi vergognandosene, agli amici Costantin Noica e Mario Andrea Rigoni (suo primo traduttore in Italia) e a una sorta di amante, Friegard Thoma, come risulta in particolare da alcune lettere.

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    1. Grazie a te Giuseppe, soprattutto per l'approfondimento che trasmetti, con la tua conoscenza, sulla personalità di Cioran...
      piano piano mi avvicino.
      p.s., lo scritto che ho riportato sotto è sempre suo...come faceva ad esprimere tanta sicurezza in fatto di arte, conosceva così bene certi campi?
      le epistole di questa certa Thoma sono reperibili?
      scusa la mia sfacciata curiosità :-) ma approfitto della tua presenza
      ciao!

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    2. @signor Savarino

      mi unisco nel ringraziarla per la risposta che contiene altri suggerimenti importanti e che da atto come la contraddizione sia "miseria" umana e umana sentina dell' agitarsi di umori. la ringrazio anche per avere citato Caraco e Mainlander, che è vero, entrambi assai e presuntuosamente trascurati, secondo me. Cioran nel suo parlare con Dio - attraverso la scrittura ha elaborato [con grido poetico il suo esserci] la sospensione dal suicidio atto mai masso in atto ma difeso fantasma curativo che lo terrorizzava confortandolo e ne ha fatto atto teatrale. così come aizzandosi contro Dio non ha fatto altro che supplicarlo a scena aperta affinché lo ponesse oggettivamente nel mezzo dele sue contraddizioni [per far credere che cercasse questo in Dio.]
      verso la fine della sua vita Cioran disse che lui non era un nichilista ma che non era niente di niente. e allora? lo leggiamo come nichilista ma lo stesso alla fine del travaglio dice che non era un nichilista e che invecchiando si era distaccato e di molto dal suo essere sentimento iniziale... bella storia.
      @ Elio
      plenipontenzialità dell' io nel senso di suicidio egoistico come per proprio fine a discapito di tutto il resto. così più
      o meno intendevo. poi tutto andrebbe approfondito.


      ringrazio Carla per l' ospitalità e i suoi ospiti per la discussione. buon sabato. paola

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    3. *[per far credere che cercasse questo in Dio]
      questo "far credere che cercasse questo" intendo in senso lato e continuatamente rafforzativo per sé stesso.]
      mi scuso per la confusione.

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    4. Buon giorno cara Paola
      hai sintetizzato benissimo il ritratto di questa persona così impenetrabile all'apparenza, anche io non lo definirei un nichilista, dal momento che esalta le bellezze del creato presenti nella Musica più alta, ma tantomeno lo definerei: niente di niente.

      piuttosto credo che proprio dalla *provocazione* lui abbia attinto veramente la forza di *esistere* nel più vasto termine della parola.

      una buona domenica a tutti

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  10. ..hai preso in considerazione due aspetti molto differenti ma contemporaneamente molto affini...

    l'innocenza e il cielo..

    dove le contaminazioni possono in entrambi i casi restare al di fuori...

    considerazioni molto profonamente accostabili, sì..

    un abbraccio..

    (oggi son riuscita a commentare.. il web è molto lunatico di questi tempi..)
    bacio.
    m.

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  11. bello questo accostamento che hai visto, che hai colto!
    L'innocenza e il cielo...
    ciao Monica, un abbraccio anche a te :-)

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  12. Non conosco Cioran, proprio in virtù (o vizio) del fatto che suoi sporadici “assaggi” non hanno mai fatto molta presa sul mio animo. Le sue mi sembrano suggestioni opinabili, alle quali gioverebbe forse una forma più dimessa: lo trovo arbitrario come la Weil, ma meno profondo di questa. Ovviamente queste mie sono impressioni da lontano, che lasciano il tempo che trovano. Mi incuriosisce invece il tema del suicidio: io trovo comprensibile, oserei dire “razionale”, che “solo l'idea del suicidio -cioè la sua teorica possibilità-“ possa averlo portato a non suicidarsi. Un po’ come quei gerarchi nazisti che ponevano un limite alla possibilità di rivalsa da parte del mondo congegnandosi una fialetta di cianuro (rompibile con qualche manovra insospettabile) dentro a qualche loro dente. Tutto sommato non sarebbe affatto male che uno potesse suicidarsi semplicemente trattenendo il fiato abbastanza a lungo, senza che un cieco e basso istinto intervenga inesorabilmente ad annullare una deliberazione superiore. Invece non riesco proprio a vedere come un suicidio possa affermare una “plenipotenziarità dell’Io” oppure uno schiaffo alla Società. O meglio, trovo sia necessario operare, per vederlo, un’inversione cognitiva alla Vescovo Berkeley, di cui non riesco mai a mantenere la simulazione molto a lungo. Insomma posso compatire e rispettare ma non ammirare un suicidio. Certo se poi mi chiedo cosa realmente faccia quando “ammiro”, tutto diventa più fluido. Ma se non mi interrogo troppo le cose mi si dispongono così come ho detto. Un saluto a tutti :-)

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    1. mi piace molto il paragone con la Weil, Elio! arbitrario come la Weil...hai perfettamente ragione!
      questo senso di arbitrarietà che dovrebbe appartenere solo a Dio, a questo tanto "scomodato"...forse proprio per il fatto di essere impotenti di fronte alla sua grandezza
      (il Nulla sa essere: sterminato).

      ed è interessante come hai sfoderato la tua curiosità verso il tema del suicidio.
      è un tema che mi ha sempre colpito negativamente (ragionando in modo logico, da amante della vita quale sono)
      pensavo a quanto mi ebbero colpita certi suicidi...
      mi riferisco a quello di Cesare Pavese, povera anima debole, a quello di Primo Levi, persona eccezionale per le tesitimonianze crude riportate dai campi di sterminio, a quella di Sylvia Plath, madre così fragile...

      il suicidio non va mai ammirato, certo Elio, al di là delle ragioni cristiane che lo condannano apertamente, il suicidio resta sempre una sconfitta determinata dalla totale incapacità di affrontare la vita, un limite al di là del limite, una cosa triste.

      p.s.: lieta di accogliere anche il vescovo Berkeley ;)

      pps, il quadro è di Csontvàry: Il cedro solitario.

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    2. Molto bello: i rami mi ricordano neuroni.

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    3. è la copertina di: La tentazione di esistere...
      certe copertine sono veramente una tentazione :-)

      ho trovato un altro bel frammento da aggiungere sui paesaggi olandesi...domani.

      ciao Elio, e salutami Callot!;)

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    4. Alla prossima seduta spiritica ;-))

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    5. attento che poi ti sogni di notte!:-));

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  13. Cioran personaggio discusso e discutibile. Si salva per la sua grande capacità di scrittura.
    Ciao Carla.

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    1. impariamo dunque, a scrivere!;)
      ciao Gus!

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  14. Bella discussione!
    Ciao, Carla.

    fm

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    1. Grazie di cuore, sai che immenso piacere mi fa godere del privilegio di una tua visita, mio caro Francesco
      la barba bianca ricresce?
      sei il mio *eremita* del cuore! :-)

      finalmente è arrivato questo giorno...un pò di vacanza :-)
      se riesco, un giorno dei prossimi, vado a vedere la mostra di Brueghel, a Como a villa Olmo
      *La dinastia Brueghel*

      un caro abbraccio

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  15. Ciao e scusate se ho lasciato la discussione a metà.
    Volevo aggiungere una piccola riflessione sul nichilismo.
    Spesso questo termine è usato a sproposito.
    Per esempio considerare Nietzsche un nichilista significa non averlo compreso del tutto.
    Il fraintendimento nasce perché N. (in particolare ne "La volontà di potenza", libro incompleto e postumo) parla dell'avvento del nichilismo come scenario futuro.
    La "morte di dio" però non è un punto di arrivo ma di partenza, in quanto con esso l'uomo, sostiene N., sarà libero da qualsiasi "valore" passato e pronto per nuove aurore.
    Un vero nichilista distrugge, non costruisce.
    In questo senso, Cioran è molto più nichilista di Nietzsche ma non in senso proprio, cioè non pensava semplicemente all'esistenza come priva totalmente di uno scopo.
    La sua era piuttosto una lotta costante con quest'idea.
    La lucidità lo portava ad escludere qualsiasi assoluto, l'istinto irrazionale a farne i conti.
    In un'intervista negherà in effetti di essere nichilista perché il suo pensiero era come dare degli schiaffi ovvero detto in altri termini una "provocazione".
    Era dunque un nichilista, come ho scritto altrove, suo malgrado, costantemente in bilico nell'abisso e nel paradosso della nostra esistenza.

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  16. bello bello bello questo intervento...io mi intendo poco di nichilismo, ma se vado a prendere il mio vocabolarietto speciale, alla voce nichilismo viene espresso:

    derivato dal latino nihil= nulla
    Il termine designa le dottrine che negano un determinato sistema di valori o l'esistenza di una realtà oggettiva. Nichilista fu Schopenhauer, che distinse il mondo della pura apparenza fenomenica dal mondo invisibile della volontà; quest'ultima però esiste solo per essere negata attraverso l'ascesi, come noluntas, ossia come volontà che si nega o anela al nulla.

    Bisogna ammettere che Nietzsche propose un Nulla attivo, che smaschera i falsi valori tradizionali annunciando il tramonto dell'uomo e l'avvento del superuomo.
    Questo Nulla apparente, in realtà si dimostra un Nulla esigente.

    in fondo, se pensiamo alla tela di Fontana, il Nulla ci appare più rosso del sangue!

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  17. il presentimento dei limiti della felicità è un concetto interessante per tutte le implicazioni filosofiche che pone e penso che, in qualche modo, i bambini possano avvicinarsi a questo presagio istintivamente, proprio perché essi sanno della felicità e del suo contrario, così come sanno delle paure e la consolazione, del mistero e la bellezza, del buio e la luce...

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    1. hai ragione Mirella, io la penso come te :-)

      Buon 25 aprile miei cari, oggi splende un sole meraviglioso...che ci scaldi fin nel profondo delle ossa!

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  18. mistica dell'incompletezza.
    Stefano

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