giovedì 30 ottobre 2014

Escatologia della gnosi



“è tutto nella mente che poi muore.”



Giuliano Mesa


Tagli - erosione – tessuto

dissipata materia, distanza

impermanenza delle cose

- essere presenti e morbidi –

il culto dell'abissale aseità del soggetto.

La gnosi ha molte facce.



*

Gli spari in lontananza

segnano una morte.

Tra queste mura

la mia paura

diventa rifugio.

*

La flebo è stata staccata

il nutrimento, interrotto

lei giace nel suo corpo atrofizzato

e trasparente.

Trova ancora la forza

di sfilarsi le calze,

appallottolarle ai bordi del letto.

Non esiste il pudore

sul letto di morte -

Nei suoi occhi ancora accesi

solo consapevolezza

e una resistenza cosmica.



*

Quando l'uomo accetta

la sua condizione di mortale

riscopre l'essenziale in ogni cosa

(Gli dei sono infelici).



*

La finitudine

negli oggetti non esiste

perché essi si animano continuamente

sotto il nostro sguardo.



*



Senza un contesto

e senza gli oggetti che lo abitano

l'uomo deve affrontare sé stesso.

L'identità

spaventa.



*

Cos'è

l'ordine?

L'ordine è una disciplina

appartiene a chi sa tenersi testa.


mercoledì 29 ottobre 2014

per Gianmario Lucini



Ho appreso ieri sera della scomparsa di Gianmario Lucini, poeta e critico dal grande spessore etico, e ho subito provato un enorme vuoto per la sua perdita, poichè lui era in grado di parlare direttamente al cuore del lettore, sapeva far sentire il valore dei diritti umani che tanto tenacemente difendeva, e la sua generosità era qualcosa di così gratificante da riempire il cuore di commozione.
Lo ricordo al premio Turoldo, ogni anno che veniva proclamato, poichè era una delle poche occasioni per me di andare a sentirlo, per poter stringergli la mano ancora, e lui mi regalava tanti libri ...
La poesia era il suo sangue, così come il bisogno di difendere i deboli, e la sua voce sempre in prima fila quando necessario, pronta a sensibilizzare la gente verso le tragedie del mondo, pronta a farsi carico del peso e del dolore di ogni conseguenza.
Persone così preziose non dovrebbero lasciarci mai, ma dal momento che ciò accade, poichè siamo mortali, io farò in modo che la sua voce resti sempre alta, limpida, infinita..
Ciao Gianmario, amico mio carissimo,
che il bene sia sempre con te.






Congedo
Lasciami settembre all’aria intiepidita
rammentare le nostre sventure
nella carezza del sole che deterge lo sgomento
per ciò che siamo e che potremmo essere. Il cuore

oggi naviga sereno per un cielo nobilissimo
e vorrebbe sognare passaggi di luce.
Insegnami, settembre, l’arte di obbedire
alla benedetta collera del cuore

a tenerla sospesa in un angolo pronta a scattare
non appena l’uomo dimentico della morte
la vada a cercare. Questo è il dovere
del poeta capace di amare.

 
Lascia il mio silenzio giacere nella terra
come il chicco d'inverno
lascia che rimbombi nell'abisso
prima di ogni giudizio.

*

Io 
vorrei
essere pietra.

*

Viene l'inverno nell'alito del vento
mi taglia dentro, mi fruga come l'erba
secca, tradisce all'oro questo mio niente.

*

Mi porterai lontano dalla luce perché sei di tenebra
nata da un pensiero ossessivo che mi opprime quando
sorge il desiderio di contemplare la bellezza,
la felicità del mondo, lo splendore del creato,
in questo Auschwitz perenne che mi soffoca i pensieri
e mi proietta in un mondo parallelo di tragedia
che non può cantare - neppure potremmo ascoltarlo
costretti dai poteri a una perenne adolescenza.


lunedì 27 ottobre 2014

Cosmogonia del Suono







Bachelard sostiene che:
La voce è  come un tubo sonoro”.

Una sorta di oboe;

il fiato che ne scaturisce

è pura energia emozionale

arriva ad inondare ogni condotto

del corpo e della mente

come fosse spirito.



Questo dovrebbe avvenire

quando ad alta voce o sussurrando

emettiamo una poesia.


* * *

Facciamo tutti parte
di un repertorio di immagini
che la nostra mente assimila
in attesa che una musica di archi
ci guidi a comprenderle.


[ascoltando Claude Debussy, Arabesque]


* *

Esiste una luce diversa
quando il crepuscolo scivola ed entra
dalla finestra socchiusa
- accarezza gli oggetti in silenzio -
li inebria di un corpo che pulsa.
E' la luce degli avi.



*

I morti sono presenti
più dei vivi.



lunedì 20 ottobre 2014

Les Brioches


Milano, Palazzo dell’Arengario, sabato 18/10/2014. Mostra del '900








Di quei luoghi infine ti dirò tacendo,

dove per anni andammo all’insaputa
di noi che guardavamo una ferita bianca,
un nome vano che l’inclemente estate
bruciava come fieno, se appena tu tossivi
dentro il fumo di un’altra sigaretta,
in quell’odore d’onda, acre e blu.

Chi credevamo fosse con noi non c’era
e poco a poco la notte d’erba e cielo
andò dalla parte del giorno,
poco a poco fu questo che ci disse
sulla soglia dell’alba,
seduti agli scalini dell’albergo,
sotto Sant’Angelo,
in quel vento di pini che è perduto.


[Incipit, Francesco Scarabicchi]








sabato 18 ottobre 2014

Diaspro




Drammatico
viene definito il mio campanile
dal vicino di casa tedesco.
Quando ho colto l’immagine
con lo zoom ho voluto avvicinarlo
in realtà si è avvicinata la foglia
nel diaspro sospesa.

La pagina bianca
dilemma su cui sostare a tempo
indeterminato.
Sperimentare così
la valenza di un input
associando il corpo degli occhi
al corpo del vuoto.

Inutile comprimere l'ignoto
tutto è già stato svelato.
Torniamo al linguaggio dei segni.

Ogni spiegazione
reca in se una direzione.
Il Nulla esiste a prescindere.

Credere è un limite
dietro il quale si nasconde il “cristiano”
quando l’"alibi" non regge più.

Sono triste
quando sento un cane guaire
perché prigioniero.

* * *

Sono belle le infermiere
nelle loro felpe blu.
Durante la pausa pranzo
tenerle separate è un bene.


lunedì 13 ottobre 2014

Impressioni dall'alto



La memoria lascia buchi dolorosi
dentro la membrana
il lago distende il pensiero
la ruga profonda tra gli occhi

è l'altezza
la cura dal male.

*

Supera ogni cosa
il bene.
Lo capisci quando la natura
penetra la fibra e la dissolve
nel suo esistenzialismo cosmico,
perchè senti ogni richiamo farsi
frèmito di vita

e si scioglie ogni rancore.



venerdì 10 ottobre 2014

Tutti questi ossicini nel piatto, Christian Tito





“Tito legge l’inferno del quotidiano con l’occhiale indiscreto della parola che osa. Squaderna il mutamento e non si dà per vinto. Sa che in tutta questa decadenza che dilaga, non è impossibile cercare la bellezza.”

Dalla prefazione di Nicola Vacca

* * *

Quattro sono le sezioni: Scricchiolii, Naufragio, Terra, Terre in moto.

Analizzo le sezioni:
Si inizia in sordina, da una camera da letto, la stanza che segna lo scandire del tempo, per poi proseguire nella perdita dell’io – il poeta è colui che SENTE annientando la propria presenza -. Subentra l’interrogazione, la domanda sempre aperta, che da sempre dimora nell’animo umano e lo nutre, lo coltiva, lo rende partecipe di una crescita antica, come antica è la Sophia. La terra è la forma che si vuole raggiungere, la bellezza che si vuole preservare, il miraggio e l’àncora. 
Poi c’è il moto, l’inafferrabile sensazione dentro la quale l’umano si trasfigura, consuma, rinasce. 
L’esperienza del poeta è proprio in questa ricerca della sensazione che si traduce in linguaggio, che penetra (e spiega) il reale.

Questo leggo nel codice poetico di Tito, e lo respiro nei versi che riporto qui sotto e che trovo particolarmente incisivi, perchè delineano uno stile teso  alla frammentazione del pensiero tradotto in percezione, all’esperienza come dimostrazione di esistenza, allo sguardo sempre incline a scoprire un sorriso, quel sorriso che è fonte di speranza e invito a proseguire.
Le poesie dove prevale il mestiere del farmacista, o farmartista, come Christian Tito lo definisce in: FARMACIA 78,  sono le più peculiari, proprio perché in esse si intravede lo sguardo che – al di la del bancone – indaga l’altro sguardo.
E qui avviene il distacco che il poeta ha dal mondo, sottolineando quei tratti caratteristici delle personalità che compaiono e poi svaniscono, ma che esistono nella realtà quotidiana, quella che segna l’esistenza di “ognuno”.

* * *

Dalla sez. 1. Scricchiolii

UN’ALTRA NOTTE INSONNE

Un’altra notte insonne
in compagnia d’ogni tic tac della mia piccola casa:
lame di luce scivolano sulla parete;
il tuo piccolo corpo sul mio;
il battere dei tacchi di qualche donna incauta e sola;
il ricordo di ieri;
l’attesa del domani;
il vivo presente di un vivo animale
ti accarezza.

* * *

Dalla sez. 2. Naufragio
Solo frammenti - I

Ho degli occhi strani in questo periodo, simili a quelli di
conigli appesi ai ganci di una macelleria di paese.
Senza più viscere né pelle racchiudono tutta la forza della
vita che li ha attraversati in quegli occhi gelidi e severi per chi
li guarda. Non capisce l’animale eppure sa.

FARMACIA 73.

(INGANNI)
Hanno giacche e fretta gli uomini del viagra
un po’ d’imbarazzo in chiunque compri profilattici
più grande di giorno in giorno l’esercito del tavor
hanno le pupille come due puntini gli eroinomani,
ma le insuline sono per il loro cane
sempre nell’altra borsa la ricetta della pillola
si chiama Carlo il re delle feci…
è tutto ciò che oggi mi diverte.

CASINO

Somiglia allo studio di Bacon
o alla casa dell’Alda
questo mio buio cuore in disordine.

* * *

La rima che appare in certi versi ci accosta a un canto Leopardiano o Dantesco, ci accosta all’arte disegnando sfumature e rilievi; OCCHI.

* * *

dalla sez. 3. Terra

CASPAR DAVID FRIEDRICH

Contemplando il contemplante
mi par di varcar l’umana soglia
e muto osservare i muti sogni
di creature nel creato
quasi fossi un dio non più pentito
quasi fosse l’orizzonte il giusto letto
in cui cullare il sogno mio così imperfetto.

La poesia è dappertutto
pochissimi gli occhi che la vedono.

* * *

Dalla sez. Terre in moto

FARMACIA 78
(o 43 parte seconda)

Il farmartista non può essere fermo
un movimento continuo
rimbalzato tra i quartieri di Milano
versi scritti proprio in questo istante
e a questo rigo l’istante è già diverso
e passo le mie ultime quattro ore nella 43
perché la prossima è la 78
queste ultime ore di turno a saracinesca chiusa
ma siamo aperti c’è il cartello suonare
vorrei salutare un po’ di clienti
ma niente Corradi
niente vecchietti maleodoranti
niente di niente forse è la neve che cade
e tutti tiene a casa tranne i drogati in cerca di neve
ed eccomi
io da una parte
il drogato dall’altra
e a dividerci solo un po’ di fortuna
ed è come la loro la neve di Milano
bianca ma una volta sciolta mostra la sua anima nera
come dice Luigi
Luigi ha proprio la faccia e il corpo della sua poesia
la gioia e l’angoscia
donazione totale per la speranza del mondo
la speranza mia almeno
e chi sono tutti questi poeti? Che dicono?
Perché è da tre ore che giro nel web e quanti nomi
e quante parole nella poesia nostra!
Meno male che io non ci sono
felicemente inesistente tra di voi
e se anche i miei lettori sono inesistenti io vi giuro che
[esisto
e se sono io a leggervi viene voglia anche a me di
[drogarmi
e se continuo a scrivere poesie mentre vengo pagato
[per darvi medicine e consigli?
E se per caso esistesse un lettore capo infiltrato?
E se poi mi licenziasse perché non produco soldi ma
[poesie?
quando esco mi rotolo nella neve.

Perché è da tre ore che giro nel web e quanti nomi
e quante parole nella poesia nostra!
Meno male che io non ci sono
felicemente inesistente tra di voi
e se anche i miei lettori sono inesistenti io vi giuro che
[esisto
e se sono io a leggervi viene voglia anche a me di
[drogarmi
e se continuo a scrivere poesie mentre vengo pagato
[per darvi medicine e consigli?
E se per caso esistesse un lettore capo infiltrato?
E se poi mi licenziasse perché non produco soldi ma
[poesie?
quando esco mi rotolo nella neve.

IL NUMERO MILLE

Svegliato anche stanotte da molte parole
prendere Tavor, En, Rivotril
il consiglio di novecentonovantanove dottori
mi fermo al numero mille
che non li consiglia
mio padre è morto a sessantuno anni
“grazie all’insonnia”
mi ha detto ridendo anche in punto di morte
“li ho fottuti tutti:
ho campato cent’anni!”
e poi è morto vivo
cosa piuttosto rara
e rideva anche da morto
spegnere con potenti sonniferi
ogni stralcio di vitalità
soffocare sul nascere ogni domanda scomoda
del corvaccio di dentro
spenti in pace orrenda
accomodàti in orribile cimitero vivente
aprirò una farmacia (qualcuno mi presti tre milioni)
per gonfiare le mie tasche
con le vostre stronzate
però portate la ricetta.

* * *

Dalla postfazione di Luigi Di Ruscio

Perdita dei confini della propria identità; esperienza terribile ed esaltante allo stesso tempo.

Forse la poesia è possibile proprio perdendo i confini della propria identità, qualcosa mette in pericolo quell’essere se stessi, come nei momenti dell’orgasmo di noi c’è solo l’ orgasmo e niente altro.
In primo momento il titolo di questa raccolta mi sembrò a dir poco strano: Tutti questi ossicini nel piatto. Però leggendo i versi dell’ultima poesia della raccolta il titolo diventa perfetto:

'un pollo arrosto mangiato in tua compagnia
mi ricorda che non dio
né Dio
né nessun santissimo nome
si nasconde tra tutti questi ossicini nel piatto
e neanche in quelli fuori dai piatti
ma una Cosa informe che dà forma a tutte le cose
La cosa informe che dà forma a tutte le cose.'



In apertura la copertina del libro seguita da un’opera dello stesso autore.