domenica 27 novembre 2011

Gocce imperiali

I prati bagnati
hanno un canto nascosto
- m'incanto -
laggiù, dove danza lo scatto
felino che annusa.

*

L'isolamento
è necessaria condizione
facilita la diagnosi del pane
assimila, nell'oasi che protegge,
la giusta direzione
l'ascolto che è sostanza di un paesaggio.

*

Feritoie,
ai lati dei lacerti trecenteschi
la parete si respira come il verde
(nel violetto, sullo spigo di lavanda)
dentro l'acqua, che una pozza costituisce
sul muretto freddo in pietra.
Dentro il raggio che conduce verso Oriente
la visione impallidita di un presagio.

*
Sono gonfi di sussulti
questi occhi miserandi di sapere
- quello che non ha studiato -
quello che la pelle, satura ha formato.

Si trattiene l'esperienza come un dogma.

*

Legno di ciliegio,
massiccio
da cui nasce la scrittura
- mia in questo intimo tempo -
Il sole la scalda e disidrata
- lei si piega -
e dall'unghia di rubino
esordisce.

*
L'insetto non da tregua all'aria,
la sferza e la comanda,
la riempie musicandola con grazia.
Più in alto si odono lamenti,
imperituri, come lo spazio
che non puoi toccare.

*

Esige un piacere assoluto
il corpo in ascolto
nel crogiuolo del sole
scintilla la pelle
nell'ambra dissoluta, nei meandri
nascosti come chiglie
cullate da un'acqua sovrana.

Massimo Stanzione-Cleopatra
*

Gocce imperiali
inaspriscono labbra illanguidite.
Lo scrigno non deve esalare
l'occulto sapere del cuore.

*

Immagino il contorno delle labbra
mentre premono sospese sulle mie.
Un intimo linguaggio le suggella,
tetragono riflesso di assonanze

transustazione di salive.

*

S'intrecciano i castani
verso la chioma aerea,
il corpo legnoso
è ruvido sotto la pelle.
Abbraccio la sua linfa consistente,
la sua pienezza gracile

la forza che comprime la formica.

*
Mi piace
l'improvvisa direzione di un pensiero
l'intrigante trasparenza del cristallo
quando dentro versi un vino decantato
dall'apologo del tempo.

Gli occhi, sgombri del superfluo
navigano senza salvagente.
Il lago può sommergermi di fronte
l'anima (ar) resta l'abisso.

*
Nasce da un taglio di cesoie
l'idea che si arresta sulla carta
- ruvida e bianca -
indisponente.

*
[Sarò la tua stella
la punta dell'ago che segna
il polo nascosto].

8 commenti:

  1. sono gocce imperiali di poesia, sono di rubino: hanno la grazia di una pietra preziosa coltivata dal tempo, spuntata infine sulle labbra

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  2. preziosità, una più bella dell'altra

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  3. Dovrai assaggiare il Raboso! :-)

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  4. Elio, ora capisco perchè mi hai scritto che dovrò assaggiare il raboso!:-)

    "è il vino della memoria, della nostalgia, quello che, come il suo colore, rimarrà indelebile nel mio ricordo.
    è il vino del vecchio Piuto: il sanguigno, robusto, schietto Raboso".

    (Pì nia canaj, che to su un dhòcol!;-))

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  5. Dopo aver letto quel libro di Corona, con gli amici l'abbiamo richiesto spesso nelle nostre osterie ma senza mai trovarlo. Secondo wikipedia però ( http://it.wikipedia.org/wiki/Raboso ) a tale vitigno in Friuli corrisponde il Refosco, e in tal caso direi che lo conosco benone :-))
    Buona serata Carla!

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  6. Buon giorno a te, Elio!:-)
    p.s., mi sembra giusto mettere la traduzione della frase friulana:

    Ora basta bambino, sei ancora un capretto!
    (il punto esclamativo è mio!;-))

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