mercoledì 14 ottobre 2015

Cantucci




Svelami l’occhio
premuto dal palmo
le mille conchiglie
– la sabbia –
che sfugge il suo suono.
*
Ti sorprende – e sei solo –
la paura
e nel buio ti rimescola la carne
ogni simbolo ti scoppia
dentro un petto senza spazio.

*
 Banalità del bene
leccarsi le ferite
spurgare una forma
– accondiscendere –
La rabbia permette lo sputo
coscienza più tenera
sotto.


*

Ocra
dal fuoco della lingua
caratteri neri, le sfumature rosse
composta scompostezza del taciuto
elevazione d’ossa, la falda nel tumulto
– il gambero è sommerso – 

 *

L’urgenza
di scrivere scriverti adesso
l’urgenza di dire
– le cose –
Le parole fuggirebbero
se solo…
L’orecchio disegna
la debole curva del suono
s’inclina – lingua nella sua cavità –
entra piano.

*

Il guizzo del bicipite
lucido disteso abbraccia le ginocchia
lo sguardo sta dietro
la pelle,
la nuca che mostra il profilo
cartilagine perfetta dentro il cerchio
percorrere la forma,
percorrerti la linfa
– nudità dimora in arte –
 Raccoglierti così. 

*

Sgranare i rosai
sgranare dai semi la rosa
che riempie i rosai.
le rose dei rossi rosai
– rinvenire –
 (bellezza dei rosai).

*

Cola
gronda e cola
– imprendibile –
orchidea nella mente
geometria dentro il collo.
Slegami e lega!
Quei nodi che poi
non sai slegare.
Nel rantolo la bocca non si asciuga.

*
In simboli scomponi le mie trame
rotondità contenute
nell’azzurro del tuo palmo.
Le dita sanno
la traccia in goccia d’anima sul dorso.

*

Intingi nel profilo le tue dita
che gusto ha
la grazia?

*

S’infila
inclinato nella cruna
questo senso d’impotenza
questo grumo aggrovigliato di distanza.

 *

Imbastire
lungo i fili della vite i tuoi pensieri
nei tratteggi dove sostano le dita
– fare piano –
quasi fosse un alfabeto.

*

Nella eco senza fine
senza posa
la natura che procede
indifferente sà.
L’animale si nasconde nel silenzio


e nel silenzio osserva.
Così vorrei che fosse
lontano dal risucchio delle voci

 [lontano ma dentro].

*

Attingere
la forza oltre misura
da dove il mare freme
– l’odore nell’aria ha un sapore –

*

Polifonia
questo sentire
il suono bianco alzarsi,
la mano – calda – entrare.

 *

Ridonda
sulla pelle con urgenza
domanda in simbolo schiusa
– accogliere un silenzio –

 *

Le chiazze
si spargono ampie in ampi disegni
sul lago gelato, d’estate
– incontro di guglie –

*

Lamponi
inaccessibili tra i rovi
osservano osservo osservarmi
– la mia fame –




lunedì 12 ottobre 2015

kairòs – Tempo della grazia


La ferita nell'essere
è la consapevolezza di una fine
che si approssima nel sogno.
La coscienza al risveglio si ostina
a dimenticarla.



martedì 6 ottobre 2015

Tigri e costellazioni




Le transenne segnano, cupe
incidono nel nero
una stabilità che non esiste
e il rosso del sangue benedice
ciò che fu, che resta
di questo astratto mondo.

La musica si dà
traccia come l’assenza
la sua essenza.

Attraversami
parola che infierisci
non oscurare la gemma –

Tempestami
di brividi la nuca.
con i denti
incidimi graffiti.

Guardare
nel letto di certe parole
che solo a pronunciarle trema il vuoto.

Vedo simboli
tracciati nel vuoto
vorticoso della mente
gesso che sfrega
ruvido e scivola stridente.

Brucia nel mio petto
la fragranza - congelata –
dell’incontro.
Benedizione che consacra
l’esposizione della rosa.

Seduzione di pareti
in ascolto oltre la soglia.
navi di piombo risalgono il cielo,
frecce che scoccano senza l’indugio.
-      L’indugio è la mente .

Ogni dettaglio scandisce un sentire
eco ferruginoso di antica sorgente.
Lo spettro di luna ci guarda.

Resurrezione nella carne della carne
dal grigio nell’argento verso l’oro.
consumandosi la fiamma divampa
nel sé dell’assunzione.

L’urgenza
di scrivere scriverti adesso
l’urgenza di dire
-      Le cose –
Le parole fuggirebbero
se solo ...
L’orecchio disegna
la debole curva del suono
s’inclina – lingua nella sua cavità –
entra piano.


Dov'è, la bellezza del poeta?
il poeta non si mostra, giostra
le parole come fossero asteroidi
collocandole e togliendole
sbriciolandole.

venerdì 2 ottobre 2015

La parola e la carne






Mi concedo la stagione delle foglie
rantolanti sul terreno, che si spoglia
quando sera scende a valle e accende gli occhi
la sua luce di amaranto
seducendo la parola che sussulta
a ogni getto della carne
che sussulta nel silenzio
del mio mondo incontrastato
mentre attendo che mi leggi …
Ora scelgo
quanto fuoco miscelare
quanto sangue travasare
lungo l’ombra delle cose
da svelare.