e sopra tutto, Buon anno ;-)
Cosa sei tu che mi fluisci nel sangue e sali nella mente mina in un campo
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venerdì 22 dicembre 2017
martedì 18 aprile 2017
Rapsodia in rosso
Grazie, Gianmario Lucini, per aver creduto in me!
mercoledì 9 novembre 2016
L'eterno ritorno
Rumore di
passi
sull'acciottolato
sorprendono il buio...
ho gli occhi malati
e l'aria gelata li desta.
Vorrei nel tuo verbo sostare
guardarmi dalla tua fronte
scoprire quell'onta che
il margine sfiora.
Così minuscoli siamo
e brevi
nel suono perentorio di campane
in lontananza...
Qualcosa ci unisce
nella sera che accarezza
l'anta aperta sul cortile.
Eco
Può bastare un'eco
nel buio una voce
a rievocare un viso
La frase cancellata ma
presente
Un petalo di mandorlo
che vola.
sull'acciottolato
sorprendono il buio...
ho gli occhi malati
e l'aria gelata li desta.
Vorrei nel tuo verbo sostare
guardarmi dalla tua fronte
scoprire quell'onta che
il margine sfiora.
Così minuscoli siamo
e brevi
nel suono perentorio di campane
in lontananza...
Qualcosa ci unisce
nella sera che accarezza
l'anta aperta sul cortile.
Eco
Può bastare un'eco
nel buio una voce
a rievocare un viso
La frase cancellata ma
presente
Un petalo di mandorlo
che vola.
.
martedì 25 ottobre 2016
Vi presento la nuova Emily Elizabeth Dickinson
lunedì 10 ottobre 2016
venerdì 23 settembre 2016
Tabula rasa
Blu, come un’ortensia
l’inchiostro è tornato a
sporcarmi le mani.
*
Montaggi
la nostra realtà contaminata
ogni sedimentazione
esige un’espulsione
meglio l’astensione
(con espulsione integrata).
*
Attingo dal reale
ma ciò che tiene in vita
è sempre l’”altro”.
*
Io credo che Dio
posi la sua mano sui nostri
tratti
quando scopriamo una nuova
scrittura
e la correggiamo alla luce
di nuove intenzioni.
*
Mi hai rivelato
che a leggermi vedi il mio
mondo.
È uno specchio il sentire
.
martedì 13 settembre 2016
Raccoglimento nell'ombra
L’attimo è fugace
come l’ombra
vista da una
seduta.
Veste il monte
per metà.
L’altra, in un
attimo
si svela.
*
La medicazione
continua
fino al
riassorbimento
del derma.
Quando visibile
sarà
la cicatrice
ci ricorderemo.
*
Ricordare è una
partecipazione
all’angoscia
dell’essere.
*
Il mastello è
appeso
(finalmente).
Contiene un
geranio
rosso come il
bianco
candore di un
organo.
*
Girovagare per
casa
con un martello
in mano
il chiodo in ferro
da infliggere nel
muro.
Il tempo non
esiste
esiste la
disposizione
degli spazi e
della mente.
*
Facciamo i conti
con la nostra
solitudine
quando possiamo
permettercelo.
Magari mentre
stiamo stirando
lenzuola fresche
di bucato
e ci infiliamo
nelle pieghe
spianandole per
distendere l’ordine
(un ordine
costituito)
facendo
attenzione alle pieghe
che poi si
riformano.
*
Questo clima
è favorevole ai
gatti.
Le cicale
addestrano l’aria
al canto
e la casa vibra
di una natura
fertile.
La micia nera
allatta il suo gattino bianco
ed è felice.
*
Il lampione
si accende nel
sole.
Il vento
disperde le
briciole
appena seccate.
È musica il
silenzio
nell’attimo che
vola.
I muri sono
braccia.
*
Cambiare registro
auscultare
l’”altro”.
La materia prima
deriva dal pane
dal figlio e dal
padre.
La madre
veste altri riti.
*
Arriva il riverbero
a chi sa
accettare
l’ombra.
*
Addentare un
panino
ripieno di coppa
e melanzane
fritte in
pastella, dorate
sul porfido caldo
di sole
nell’angolo
quieto.
La pietra
assolata in penombra
disegna il
piacere.
*
Con quanta grazia
il gatto gioca
stuzzicando la
lucertola morente.
Con discrezione
si dilegua alla
ricerca
di sempre nuove
prede.
A me il compito
di rimuovere il
corpo.
Così accade con
la scrittura.
Il gioco si
misura
con la morte e
con la sete.
giovedì 18 agosto 2016
Stanze
In legno d’ulivo
il mio nuovo
tagliere
anche un mestolo,
desideravo in
dono.
Non ne ho altri
(compresa la
scrittura).
Questo è un tempo
da dedicare ai
vecchi.
- Custodire la
memoria -
La camera tacita
accoglie
geroglifici
intorno agli specchi.
lunedì 8 agosto 2016
L'occhio del lago
Tante vite
sono vissute in sordina
nessuno sa niente di nessuno
e la gerla non ha più peso
sulle spalle
quando l’abitudine alla fatica
è la cura.
*
Gli opportunismi popolano il
nostro tempo
insidiosi.
Il riparo diviene necessità.
*
Narciso è colui che non sa
trattenere
la folgore di un’espressione
e la divulga.
*
Noi siamo il prodotto del
pensiero
viverlo, è un' accordanza
la greca intessuta sul nulla.
*
Brilla come un’iride
l’occhio del lago
lungo i margini dell’orizzonte.
Brilla come brillano le
immagini
dentro la mente.
E il varco prosegue nei solchi
di un canto e di un sogno.
giovedì 28 luglio 2016
Pausa blog
1651
Un verbo fatto carne è raro e
consumato tremando
e non diffuso ancora
ma se io mi sbaglio
ognuno ha assaporato
in estasi da ladro
il cibo adatto alla
sua forza individuale -
Un verbo che respira chiaramente
non muore - ed è coerente come Spirito
e spirerà, se Lui -
"si fece carne e venne in mezzo a noi"
non c'è condiscendenza
come questo linguaggio che consente
come questa filologia amata.
*
Emily Dickinson tradotta da Massimo Sannelli
venerdì 15 luglio 2016
Ligustro
Questo è il tempo delle ortensie
a coppa fiorite nel palmo
di mano radiosa
il tempo in cui muore la danza
di dita su alate tastiere
nell’era in cui tutto svanisce
in primis gli sguardi
e l’arte si piega alla tecnica
delle prigioni
Rimpiango le stanze
di una memoria breve
che ha fissato la sua ombra nell’istante
di un percorso a ritroso
dentro il giardino guidato
Ma questa è la nostra condanna.
sabato 18 giugno 2016
Hairesis, Francesco Marotta
Ossidiane, questa cascata di versi di Francesco Marotta, si snodano da una voce profonda
mantenendo all'interno l'unione, tra la durezza forgiata dal tempo e gli "invisibili, inascoltati palpiti di mondo" ...(pag. 42).
- invisibili, inascoltati palpiti di mondo
davanti alle nostre tavole imbandite
nel dormitorio che ci consola
di diventare ciechi, esistere da morti
appena nati.
Un viaggio al centro della memoria che tocca realtà diverse, intime e distanti.
Lo scenario cambia, ma quello che rimane è un dolore acuto, la mancanza, il figlio mai nato.
(pag. 52 e 53)
...procurarsi una lingua
che parla il seme e il verbo del disgelo ...
Farsi sete - cercare il ristoro di ogni fonte
abbeverarsi all'eco
dell'altro che reca in mano
la voce ferita che ci salva
l'alfabeto dell'unico cielo che ripara
Voci di naufragio, figure insonni che vegliano nell'ombra, stanze e abissi che si alternano, parrebbe una poesia visionaria, in realtà è la mano del poeta, che col sangue, con il suo sguardo, come un compasso traccia, la linea sottile del volo.
(pag. 51)
Guardami -
io che non so pregare, che non ho mai pregato
io oggi prego
non te, i tuoi feroci altari
ma il soffio che parla nei sogni di mio figlio
- il respiro della mano
che al risveglio gli accarezza il viso
mentre in silenzio depone un fiore
nell'urna d'aria della luce.
(pag. 66)
con la luna nel palmo
la mia mano insegue la curva del tuo seno,
distante, in attesa,
cerca la fonte che in te si nasconde come una stella
al riaffiorare del giorno - la benedizione di una lacrima
dove immergere il corpo devastato
dei miei sogni
(pag. 69)
(nella deriva delle pupille assopite
profili incerti di un reliquiario di voci,
la stanza ondeggia, i libri penzolano ingialliti alle pareti
i versi di ieri sul margine in ombra della riva -
a volte ti brucia i ricordi - il silenzio
come il fuoco di un dio senza tempio, e tu inciampi
negli strali del buio, tra le carte della tua assenza
disseminate nell'aria)
lunedì 30 maggio 2016
La parola negata, Gianmarco Pinciroli
3.
e tu non dirla la
parola,
che ti basti
pensarla nella veglia
e poi la notte
viverne la lenta sillabazione
fino alla mancanza
di respiro
quando il fiato si
fa parossismo dell’ala
per un volo che
scende in picchiata
la vertigine del
primo sonno
e ultimo
quel respiro l’ho
udito
e ho visto quella
maschera che dobbiamo indossare
nel quando di quel
dove
si beve la feccia
dell’ultimità
mi si dica come fare
perché davvero non
saprei
rivolgere (a quale
lui o a quale lei)
la dolce preghiera
dell’assenza,
richiesta d’oblio
perenne, e cecità che salvi
un barlume di
umanissima pietà
per chi reca sulle
spalle il dovere
di non più essere
quel grumo
di fiato e terra che
sorride al vento
4.
i due che lì, o
altrove, stanno e stanno
e nello stare non
sai come, la memoria
resta, vapore che
addormenta nell’insonnia
e ubbidisce al
destino delle cose che finiscono
e finiranno, prima,
dopo, finiranno
ed io con loro:
apparso e poi scomparso
“c’è questa follia
che non sormonti”
mi dice con severità
il filosofo
mentre il mistero
semplice prevale
e nel silenzio si
assorbe ogni dolore
5.
è dunque una tomba
la memoria, vana
senza
l’irraggiamento di una lapide
con lo specchio di
un volto sorridente
che ora c’è, non
c’è, dipende
dagli occhi che la
guardano, distanza
della stella più
lontana, lassù
quaggiù, ma nessun
dove nessun quando, più
ci danno
riferimento, un luogo
che non sia vanità
di mente, non dura:
luce che si
disperde, voce oscura
7.
oh la fatica di
compilare elenchi
di tracce vissute
tanto tempo fa
quando un profumo e
un sorriso
ci inventavano la
lunga giornata estiva
sulla riva del
miraggio, luce d’agosto
spezzata dai raggi
della bici
insieme con l’ombra
minacciosa
il futuro non conta
le vittime,
le fa, ed è quel sé
che non saremo mai
abbastanza: una
musica troppo facile,
metrica e prosodia,
lessico d’anni ingenui,
coltivazione della
polvere dei fiori
e disegni di
costellazioni inventate
lì per lì dalla
passione d’un momento
oh la fatica,
l’enigma degli angeli
scesi dal campanile
in veste di do diesis
per una melodia che
segna il termine
del viaggio alla
farfalla (ma lei, e lui
insieme dentro e
fuori quella casa
ricca di avvenimenti
impercepiti
dall’immediata
aderenza al divenire)
pochi ma essenziali
nutrimenti
all’anima perduta
con un salto di gazzella
per evitare trappole
di colpa e redenzione
(ma loro no, blanda
mestizia dei fedeli
per il quieto
indomenicarsi d’esistenza
nel gregge che va,
rassegnato, alla chiamata).
mercoledì 11 maggio 2016
Mente e Natura
Il
neoplatonico Plotino dimostra per mezzo dei fiori e delle foglie che dal Dio Supremo,
la cui bellezza è invisibile e ineffabile, la Provvidenza giunge fino alle cose
della terra quaggiù. Egli fa osservare che questi oggetti fragili e mortali non
potrebbero essere dotati di una bellezza così immacolata e di così squisita
fattura se essi non promanassero dalla Divinità che senza fine pervade tutte le
cose con la sua invisibile e immutabile bellezza.
Sant’Agostino, La
città di Dio
Pag. 47 del mio libro.
La zia Adelia dice che questa pagina mi rispecchia
ma io mi riconosco soprattutto in Plotino.
mercoledì 16 marzo 2016
Samadhi
Ogni parola è stata
dettata
ogni pensiero pensato
rinomina il mondo lo
schema
che hai immaginato.
*
Serigrafie
le cime di fronte;
il lago ri-flette.
*
Samadhi è il distacco
dal corpo
il suo impossessarsi
del mezzo
per cui ogni azione è
mediata.
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