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martedì 18 aprile 2017

Rapsodia in rosso

 
Il mio orgoglio, insieme a Geografia dell'altrove.non chiedo di più.
Grazie, Gianmario Lucini, per aver creduto in me!

mercoledì 9 novembre 2016

L'eterno ritorno



Rumore di passi

sull'acciottolato
sorprendono il buio...

ho gli occhi malati
e l'aria gelata li desta.

Vorrei nel tuo verbo sostare
guardarmi dalla tua fronte
scoprire quell'onta che
il margine sfiora.



Così minuscoli siamo

e brevi
nel suono perentorio di campane
in lontananza...

Qualcosa ci unisce
nella sera che accarezza
l'anta aperta sul cortile.



Eco

Può bastare un'eco
nel buio una voce
a rievocare un viso

La frase cancellata ma
presente

Un petalo di mandorlo
che vola.




.


martedì 25 ottobre 2016

Vi presento la nuova Emily Elizabeth Dickinson


zia Adelia Bariffi



U s t i c a

 

Isola delle mie estati

Strade di luce sull’orlo di crateri

Sommersi da millenni silenziosi

Civiltà affioranti – tracce di passi, di pensieri.

Tombe rimaste orfane nel vento

Necropoli alte sul mare

Al costone di faro Homo morto

E un ipogeo –

 
Restituisce il tempo nelle campagne

Pietra scheggiata – ossidiana

Impasti di rozza argilla

E impronta di dita a ornamento,

Ceramica nera – frantumi d’anfora –

 

L’antico dolore del mondo

Ancora grida dentro i vasi lacrimali

L’amore umano – la morte -

venerdì 23 settembre 2016

Tabula rasa



Blu, come un’ortensia

l’inchiostro è tornato a sporcarmi le mani.

 

*

 

Montaggi

la nostra realtà contaminata

ogni sedimentazione

esige un’espulsione

meglio l’astensione

(con espulsione integrata).

 

*

 

Attingo dal reale

ma ciò che tiene in vita

è sempre l’”altro”.

 

*

 

Io credo che Dio

posi la sua mano sui nostri tratti

quando scopriamo una nuova scrittura

e la correggiamo alla luce

di nuove intenzioni.

 

*

 

Mi hai rivelato

che a leggermi vedi il mio mondo.

È uno specchio il sentire



.

martedì 13 settembre 2016

Raccoglimento nell'ombra



L’attimo è fugace
come l’ombra
vista da una seduta.
Veste il monte per metà.
L’altra, in un attimo
si svela.

*

 La medicazione continua
fino al riassorbimento
del derma.
Quando visibile sarà
la cicatrice
ci ricorderemo.


*

 Ricordare è una partecipazione
all’angoscia dell’essere.


*

Il mastello è appeso
(finalmente).
Contiene un geranio
rosso come il bianco
candore di un organo.


*


Girovagare per casa
con un martello in mano
il chiodo in ferro
da infliggere nel muro.
Il tempo non esiste
esiste la disposizione
degli spazi e della mente.

*

Facciamo i conti
con la nostra solitudine
quando possiamo permettercelo.
Magari mentre stiamo stirando
lenzuola fresche di bucato
e ci infiliamo nelle pieghe
spianandole per distendere l’ordine
(un ordine costituito)
facendo attenzione alle pieghe
che poi si riformano.


*

 Questo clima
è favorevole ai gatti.
Le cicale addestrano l’aria
al canto
e la casa vibra
di una natura fertile.
La micia nera allatta il suo gattino bianco
ed è felice.


*

Il lampione
si accende nel sole.
Il vento
disperde le briciole
appena seccate.
È musica il silenzio
nell’attimo che vola.
I muri sono braccia.

*

 Cambiare registro
auscultare l’”altro”.
La materia prima
deriva dal pane
dal figlio e dal padre.
La madre
veste altri riti.

*

 Arriva il riverbero
a chi sa accettare
l’ombra.

*

Addentare un panino
ripieno di coppa e melanzane
fritte in pastella, dorate
sul porfido caldo di sole
nell’angolo quieto.
La pietra assolata in penombra
disegna il piacere.


*

Con quanta grazia
il gatto gioca
stuzzicando la lucertola morente.
Con discrezione
si dilegua alla ricerca
di sempre nuove prede.
A me il compito
di rimuovere il corpo.
Così accade con la scrittura.
Il gioco si misura
con la morte e con la sete.

giovedì 18 agosto 2016

Stanze



In legno d’ulivo
il mio nuovo tagliere
anche un mestolo,
desideravo in dono.
Non ne ho altri
(compresa la scrittura).

Questo è un tempo
da dedicare ai vecchi.

- Custodire la memoria -
La camera tacita accoglie
geroglifici intorno agli specchi.


lunedì 8 agosto 2016

L'occhio del lago




Tante vite

sono vissute in sordina

nessuno sa niente di nessuno

e la gerla non ha più peso

sulle spalle

quando l’abitudine alla fatica

è la cura.

*

Gli opportunismi popolano il nostro tempo

insidiosi.

Il riparo diviene necessità.


*

 Narciso è colui che non sa trattenere

la folgore di un’espressione

e la divulga.

*

Noi siamo il prodotto del pensiero

viverlo, è un' accordanza

la greca intessuta sul nulla.


*

Brilla come un’iride

l’occhio del lago

lungo i margini dell’orizzonte.

Brilla come brillano le immagini

dentro la mente.

E il varco prosegue nei solchi

di un canto e di un sogno.



giovedì 28 luglio 2016

Pausa blog


1651

Un verbo fatto carne è raro e
consumato tremando
e non diffuso ancora
ma se io mi sbaglio
ognuno ha assaporato
in estasi da ladro
il cibo adatto alla
sua forza individuale -

Un verbo che respira chiaramente
non muore - ed è coerente come Spirito
e spirerà, se Lui -
"si fece carne e venne in mezzo a noi"
non c'è condiscendenza
come questo linguaggio che consente
come questa filologia amata.

*

Emily Dickinson tradotta da Massimo Sannelli

venerdì 15 luglio 2016

Ligustro





Questo è il tempo delle ortensie

a coppa fiorite nel palmo

di mano radiosa

il tempo in cui muore la danza

di dita su alate tastiere

nell’era in cui tutto svanisce

in primis gli sguardi

e l’arte si piega alla tecnica

delle prigioni

 

Rimpiango le stanze

di una memoria breve

che ha fissato la sua ombra nell’istante

di un percorso a ritroso

dentro il giardino guidato

 

Ma questa è la nostra condanna.



sabato 18 giugno 2016

Hairesis, Francesco Marotta


Ossidiane, questa cascata di versi di Francesco Marotta, si snodano da una voce profonda
mantenendo all'interno l'unione, tra la durezza forgiata dal tempo e gli "invisibili, inascoltati palpiti di mondo" ...(pag. 42).

- invisibili, inascoltati palpiti di mondo
davanti alle nostre tavole imbandite
nel dormitorio che ci consola
di diventare ciechi, esistere da morti
appena nati.

Un viaggio al centro della memoria che tocca realtà diverse, intime e distanti.
Lo scenario cambia, ma quello che rimane è un dolore acuto, la mancanza, il figlio mai nato.

(pag. 52 e 53)


...procurarsi una lingua
che parla il seme e il verbo del disgelo ...


Farsi sete - cercare il ristoro di ogni fonte
abbeverarsi all'eco
dell'altro che reca in mano
la voce ferita che ci salva
l'alfabeto dell'unico cielo che ripara


è un libro crudo, per alcuni versi che richiamano il dolore, non solo fisico, e per i rimandi biblici che toccano la piaga, per quel 'signore degli eserciti' spietato, che non risparmia, e infligge.




Voci di naufragio, figure insonni che vegliano nell'ombra, stanze e abissi che si alternano, parrebbe una poesia visionaria, in realtà è la mano del poeta, che col sangue, con il suo sguardo, come un compasso traccia, la linea sottile del volo.

(pag. 51)

Guardami -
io che non so pregare, che non ho mai pregato
io oggi prego
non te, i tuoi feroci altari
ma il soffio che parla nei sogni di mio figlio
- il respiro della mano
che al risveglio gli accarezza il viso
mentre in silenzio depone un fiore
nell'urna d'aria della luce.


(pag. 66)

con la luna nel palmo
la mia mano insegue la curva del tuo seno,
distante, in attesa,
cerca la fonte che in te si nasconde come una stella
al riaffiorare del giorno - la benedizione di una lacrima
dove immergere il corpo devastato
dei miei sogni

(pag. 69)


(nella deriva delle pupille assopite
profili incerti di un reliquiario di voci,
la stanza ondeggia, i libri penzolano ingialliti alle pareti
i versi di ieri sul margine in ombra della riva -
a volte ti brucia i ricordi - il silenzio
come il fuoco di un dio senza tempio, e tu inciampi
negli strali del buio, tra le carte della tua assenza
disseminate nell'aria)


Non scrivo di rimandi ad altri poeti, anche se una traccia c'è, io sono per l'unicità della voce che ogni Poeta possiede quando lascia che a dettare le parole sia la spinta interiore, sempre forte di contrasti, in questo caso pregna di un riconoscimento.


lunedì 30 maggio 2016

La parola negata, Gianmarco Pinciroli




3.




e tu non dirla la parola,


che ti basti pensarla nella veglia


e poi la notte viverne la lenta sillabazione


fino alla mancanza di respiro


quando il fiato si fa parossismo dell’ala


per un volo che scende in picchiata


la vertigine del primo sonno


e ultimo




quel respiro l’ho udito


e ho visto quella maschera che dobbiamo indossare


nel quando di quel dove


si beve la feccia dell’ultimità




mi si dica come fare


perché davvero non saprei


rivolgere (a quale lui o a quale lei)


la dolce preghiera dell’assenza,


richiesta d’oblio perenne, e cecità che salvi


un barlume di umanissima pietà


per chi reca sulle spalle il dovere


di non più essere quel grumo


di fiato e terra che sorride al vento




4.



i due che lì, o altrove, stanno e stanno


e nello stare non sai come, la memoria


resta, vapore che addormenta nell’insonnia


e ubbidisce al destino delle cose che finiscono


e finiranno, prima, dopo, finiranno


ed io con loro: apparso e poi scomparso




“c’è questa follia che non sormonti”


mi dice con severità il filosofo


mentre il mistero semplice prevale


e nel silenzio si assorbe ogni dolore




5.



è dunque una tomba la memoria, vana


senza l’irraggiamento di una lapide


con lo specchio di un volto sorridente


che ora c’è, non c’è, dipende


dagli occhi che la guardano, distanza


della stella più lontana, lassù


quaggiù, ma nessun dove nessun quando, più


ci danno riferimento, un luogo


che non sia vanità di mente, non dura:


luce che si disperde, voce oscura




7.




oh la fatica di compilare elenchi


di tracce vissute tanto tempo fa


quando un profumo e un sorriso


ci inventavano la lunga giornata estiva


sulla riva del miraggio, luce d’agosto


spezzata dai raggi della bici


insieme con l’ombra minacciosa




il futuro non conta le vittime,


le fa, ed è quel sé che non saremo mai


abbastanza: una musica troppo facile,


metrica e prosodia, lessico d’anni ingenui,


coltivazione della polvere dei fiori


e disegni di costellazioni inventate


lì per lì dalla passione d’un momento




oh la fatica, l’enigma degli angeli


scesi dal campanile in veste di do diesis


per una melodia che segna il termine


del viaggio alla farfalla (ma lei, e lui


insieme dentro e fuori quella casa


ricca di avvenimenti impercepiti


dall’immediata aderenza al divenire)




pochi ma essenziali nutrimenti


all’anima perduta con un salto di gazzella


per evitare trappole di colpa e redenzione


(ma loro no, blanda mestizia dei fedeli


per il quieto indomenicarsi d’esistenza


nel gregge che va, rassegnato, alla chiamata).





mercoledì 11 maggio 2016

Mente e Natura



Il neoplatonico Plotino dimostra per mezzo dei fiori e delle foglie che dal Dio Supremo, la cui bellezza è invisibile e ineffabile, la Provvidenza giunge fino alle cose della terra quaggiù. Egli fa osservare che questi oggetti fragili e mortali non potrebbero essere dotati di una bellezza così immacolata e di così squisita fattura se essi non promanassero dalla Divinità che senza fine pervade tutte le cose con la sua invisibile e immutabile bellezza.

 
Sant’Agostino, La città di Dio


Pag. 47 del mio libro.
La zia Adelia dice che questa pagina mi rispecchia
ma io mi riconosco soprattutto in Plotino.



mercoledì 16 marzo 2016

Samadhi


 
Ogni parola è stata dettata
ogni pensiero pensato
rinomina il mondo lo schema
che hai immaginato.
 
*
 
Serigrafie
le cime di fronte;
il lago ri-flette.
 
*
 
Samadhi è il distacco dal corpo
il suo impossessarsi del mezzo
per cui ogni azione è mediata.