Lo spirito critico si matura con la lettura e l'esercizio.
Si tratta, sostanzialmente, di un lavoro di cesellatura sulla parola e sul senso che ne può derivare.
Sa con precisione dove va tolto il superfluo.
La sottrazione è la sua formula.
Per questo il lavoro di critico è un mestiere difficile, egli deve essere assolutamente imparziale su ciò che deve esporre nel suo giudizio critico.
Se esagera con le descrizioni e con gli aggettivi, rischia di risultare ridondante.
Io sono arrivata a pensare, nel caso dovessi desiderare di pubblicare un nuovo libro di poesie, di non farmi scrivere nè prefazione nè postfazione.
Il lettore potrà godere, in piena libertà e senza condizionamenti, del privilegio di deciderle lui.