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giovedì 1 marzo 2018

Bromeliacee


 L’intrepida falce di luna
è lì, nella morbida conca

baciata dal solco dei monti.
Un attimo e affonda

nel libero arbitrio del mondo.

*

Parola chiave
chiave in parola

la connessione
invisibile

tra ogni particella.
Solo conoscendo

giungiamo a toccare.

*

Diluito
in ogni contrasto di luce

è questo silenzio serale
che scivola dentro.

Si stempera lungo le crode
ancora irrorate

dal lago che brilla.

*

È una svolta silenziosa
la poetica sul lago

trattiene, smisurata, la passione
nell’incontaminato attimo che assolve

sentimento e libertà.

*

Improvvisare versi
sulla base di un’immagine di luce.

Lo sguardo si compie alleanza
con il Dio che riverbera dentro.

 


lunedì 17 luglio 2017

mercoledì 4 gennaio 2017

Arcolaio



Si diventa critici
con l'età
e si sente il bisogno
di interloquire con sé stessi.
Si ripercorre una strada
spezzata sicuramente da un dolore
- è necessario -
ma poi tutto si riassembla
si torna a
meditare sul fuso.

 


martedì 13 dicembre 2016

Mundus imaginalis



Non compete con l'immaginario
il mondo reale
esso si nutre di flagelli.
L'immaginazione appartiene al sogno
al gioco e all'armistizio.




.
 


mercoledì 9 novembre 2016

L'eterno ritorno



Rumore di passi

sull'acciottolato
sorprendono il buio...

ho gli occhi malati
e l'aria gelata li desta.

Vorrei nel tuo verbo sostare
guardarmi dalla tua fronte
scoprire quell'onta che
il margine sfiora.



Così minuscoli siamo

e brevi
nel suono perentorio di campane
in lontananza...

Qualcosa ci unisce
nella sera che accarezza
l'anta aperta sul cortile.



Eco

Può bastare un'eco
nel buio una voce
a rievocare un viso

La frase cancellata ma
presente

Un petalo di mandorlo
che vola.




.


lunedì 31 ottobre 2016

Cantico ai morti




Canto
nel canto
un cantico ai morti
sulle note imbevute
Nel rosso serale.
De Andrè mi accompagna
- i suoi lugubri accordi -
Risvegliano un fuoco notturno.
Lontano
la pelle
riverbera dentro.




venerdì 16 settembre 2016

martedì 13 settembre 2016

Raccoglimento nell'ombra



L’attimo è fugace
come l’ombra
vista da una seduta.
Veste il monte per metà.
L’altra, in un attimo
si svela.

*

 La medicazione continua
fino al riassorbimento
del derma.
Quando visibile sarà
la cicatrice
ci ricorderemo.


*

 Ricordare è una partecipazione
all’angoscia dell’essere.


*

Il mastello è appeso
(finalmente).
Contiene un geranio
rosso come il bianco
candore di un organo.


*


Girovagare per casa
con un martello in mano
il chiodo in ferro
da infliggere nel muro.
Il tempo non esiste
esiste la disposizione
degli spazi e della mente.

*

Facciamo i conti
con la nostra solitudine
quando possiamo permettercelo.
Magari mentre stiamo stirando
lenzuola fresche di bucato
e ci infiliamo nelle pieghe
spianandole per distendere l’ordine
(un ordine costituito)
facendo attenzione alle pieghe
che poi si riformano.


*

 Questo clima
è favorevole ai gatti.
Le cicale addestrano l’aria
al canto
e la casa vibra
di una natura fertile.
La micia nera allatta il suo gattino bianco
ed è felice.


*

Il lampione
si accende nel sole.
Il vento
disperde le briciole
appena seccate.
È musica il silenzio
nell’attimo che vola.
I muri sono braccia.

*

 Cambiare registro
auscultare l’”altro”.
La materia prima
deriva dal pane
dal figlio e dal padre.
La madre
veste altri riti.

*

 Arriva il riverbero
a chi sa accettare
l’ombra.

*

Addentare un panino
ripieno di coppa e melanzane
fritte in pastella, dorate
sul porfido caldo di sole
nell’angolo quieto.
La pietra assolata in penombra
disegna il piacere.


*

Con quanta grazia
il gatto gioca
stuzzicando la lucertola morente.
Con discrezione
si dilegua alla ricerca
di sempre nuove prede.
A me il compito
di rimuovere il corpo.
Così accade con la scrittura.
Il gioco si misura
con la morte e con la sete.

lunedì 22 agosto 2016

Il mio tempo verrà



C’era bisogno di lacrime
c’era bisogno che piangesse il cielo
per tutto il dolore taciuto.
Noi desideriamo solo
ciò che non possiamo avere
e ci dibattiamo,
falene in mezzo al nulla
solo per il gusto di soffrire.
Poi la pioggia cessa
e tutto ricomincia
sotto il raggio malato di un sole.



martedì 31 maggio 2016

Utopia della lingua






Siamo figli dell’improvviso accadere
gonfiati insieme al nascere dei laghi
pulviscolo e materia.


lunedì 16 maggio 2016

Innesti




La bellezza si rifugia negli spazi


che non sai più

scoprire.

 




 

Bisogna attingere dalla normalità

per vedere oltre.

 





 

L’innesto è visibile agli occhi.


mercoledì 4 maggio 2016

Scorci di lago


L’ultima raccolta poetica di Carla Bariffi “Geografia dell’altrove” edita quest’anno dalle edizioni Terra d’ulivi, ha il profumo del lago dove l’autrice abita con la sua famiglia e scrive. Il lago è quindi luogo fisico della memoria, degli affetti, specchio e metafora di quell’altrove che è  insieme misticismo, profonda ricerca, bellezza interiore ed essenza delle cose. Leggere i suoi versi è un viaggio dell’anima che porta con se i semi di una trasformazione sempre in atto, di una cura.

Nota di lettura di Mirella Crapanzano




Ogni cosa

all’infinito si ripete

per destino o per intercessione

di una matematica occulta.


*

Ubriacami di pioggia

poi sventrami

come la carpa

al sole

nel gesto preciso del Dio.



martedì 19 aprile 2016

Sequenza del sole

 



Un buio totale attanaglia le parole

un buio intriso d’inerzia.

Occorre vangare.


*
La spremitura non avviene

in sede di circospezione

Ma quando sei pronto.


*
Siluri, i miei occhi

pronti a lanciarsi oltre l’abisso.

Il riparo è nella selva che sorvolo.













lunedì 11 aprile 2016

Necessità e destinazione. Nota di lettura di Gianmarco Pinciroli


Cara Carla, ogni volta che prendo contatto con una poesia autentica (e la tua lo è) devo constatare, almeno ad una prima immersione, l'inestricabile groviglio dei temi che rendono affascinante, ma non subito compresa sul piano tematico, la lettura che se ne fa; è un'empatia utile al piacere estetico ma non mai sufficiente, se s'intende partecipare con un minimo di razionalità al mondo nuovo e antico che in quei versi ci si squaderna davanti. Ecco dunque che ad una seconda (e terza, eccetera) lettura si comincia finalmente a capire, e diventa allora necessaria un'operazione selettiva rispetto ai temi che s'intende seguire, per poi scriverne. Per non ripetere le giuste osservazioni fatte a suo tempo da Fedeli e Lucini, io mi concentrerò su una direttiva tematica che peraltro mi appartiene da sempre, sulla quale ho scritto i miei libri (che anche tu, in parte, conosci) e della quale restano impregnati i miei tentativi direttamente poetici (anche questi, in parte, conosci). Mi sono chiesto quindi, rileggendo con grande attenzione i tuoi versi, come si configura la tua relazione con la scrittura, e anche: che cos'è scrittura per te? e ancora: a quale scopo scrivi? E' chiaro che la risposta che se ne può dedurre  è interessante soltanto se è perfettamente incarnata nei tuoi versi, altrimenti, se espressa secondo un altro registro scritturale, diventerebbe una nota critica (come lo è nei miei "maestri", ad esempio), ma sarebbe un'altra cosa, molto lucida (e forse l'hai anche fatto altrove) dal punto di vista teoretico, ma del tutto non pertinente rispetto alla santa immediatezza del dettato poetico che mi hai sottoposto.

Sono partito dal titolo della tua terza raccolta, perché il tema dell'"altrove", di cui qui delinei una "geografia", tu l'avevi già annunciato in apertura di "Rapsodia" ('L'altrove è un luogo costruito/nella mente e nello spirito'); il fatto che la "geografia dell'altrove" sia "costruita nella mente e nello spirito" basta da solo a illustrare un progetto profondo di scrittura, in cui si dà conto sia del senso che questo progetto va di volta in volta costruendo (da sempre, l'altrove è il luogo che non c'è, che non c'è ancora, che dovrebbe esserci, è il luogo dell'utopia), sia del tipo di sguardo che intende reperirne le tracce (il termine 'geografia' ben si adatta a descrivere tutto il tuo lavoro, sin dal primo testo di "Aria di lago": qui è una geografia prima di tutto naturale, nel tuo caso rappresentata dai posti meravigliosi in cui vivi, ma è anche una geografia della memoria, dato che subito, nel primo testo della prima raccolta, la mobiliti - 'affiorano i ricordi' - e infinite altre volte la mobiliti nelle altre due raccolte, e infine - e quest'ultima geografia, accennata senz'altro nelle ultime sezioni di "Aria", diventa poi un tema portante, forse il tuo tema per eccellenza, nelle altre due - è una geografia tutta interiore).

A questo proposito mi sono annotato un gran numero di passi in cui ogni elemento di paesaggio che tu mobiliti si profila retoricamente come una metafora o una metonimia del tuo sguardo interiore sulle cose e sulle persone. Sotto questo profilo, anche il semplice tagliare zucchine o stirare camicie, malgrado la loro empiricità elementare, confermano il detto di Eraclito: "Anche qui ci sono gli dèi". Probabilmente, in tutto questo ci potrebbero essere tracce di insegnamenti zen, oppure potrebbe invece essere una tua disposizione naturale a considerare la scrittura come il luogo della verificazione dell'esperienza vissuta (io la vivo da sempre così). Molte volte ho citato l'affermazione di René Char circa l'essere la poesia il pane quotidiano, sia essa poesia scritta o letta, la cosa è indifferente. L'impressione allora che danno i tuoi versi, sia quelli di "Rapsodia" sia quelli di "Geografia", nel loro andamento frammentario, rapsodico appunto, aforismatico in qualche caso, ma tutti strettamente collegati tra loro, è proprio quella di una panificazione necessaria alla dazione di senso quotidiana, al dare senso al dono della vita, affinchè il non-senso (il vuoto) di fondo non prevalga e l'umano diventi la nostra vera realtà.

'Non ho ancora iniziato il libro che desidero leggere/pensavo alla morte, a come potrebbe sorprendermi/alle cose da riordinare, prima che/la sua folata decisiva recida/nuovamente il mio cordone' ("Rapsodia"): ecco quindi l'emersione della dazione di senso: leggere, scrivere, ossia conquistare il cosmos contro il caos, prima che la fine (la morte) ridiventi l'inizio (io chiamo tutto questo da tempo "falso movimento", perchè origine e fine sono un punto solo, e quel punto è l'eterno che ci aspetta); d'altra parte, l'ultimo testo di "Geografia", dedicato a Lucini, conferma questo: 'Ti sei consumato dietro la scrittura dei giorni,/non sapevi che l'eterno/era già dentro di te'. La 'consumazione' di cui parli è al tempo stesso esistenziale e scritturale, è la fatica quotidiana dell'uomo che vive e che scrive, che si trova a dover scrivere, che sceglie di scrivere, e per poterlo fare non deve sapere (razionalmente) che quel punto d'eterno, in cui l'esser nati e il dover morire si assommano in un solo attimo grazie alla geografia esteriore e interiore che rappresentano in toto la sua esperienza di vita, è già custodito e protetto dentro ognuno di noi, e che chi scrive, dunque, non ha - di questo movimento che è ricominciato ogni giorno e che ha colmato nella provvisorietà il vuoto - altro che il compito umano, tutto umano di renderne testimonianza.

Il gioco della scrittura è allora per te, mi sembra di capire, un pendolo che oscilla tra coscienza di una necessità e incoscienza di una destinazione: da un lato 'Scriviamo come uccelli aggrappati/ad un filo a piombo/per esorcizzare la paura' (in "Geografia"): dove s'affaccia quel filo a piombo? forse sul vuoto che è nostro dovere colmare con le giuste parole quotidiane, l'esorcisma è proprio nei confronti della vampirizzante tentazione di lasciarsi andare nell'insignificanza, e la paura di cui parli è una sana reazione a questa sconfitta; dall'altro 'Il mio mondo è qui/lontano dal mondo. [...]/Qui mi può solo toccare/la natura - contaminata- di un Dio' e 'Il foglio è il rifugio necessario/ma mai quanto il paesaggio del mio lago' (ambedue in "Geografia") e anche 'Scrivere è potenza che si stempera/impotente dalle dita/per andare a schiantarsi sul muro/del nostro sentire.' (in "Rapsodia"), ossia: necessità e destinazione, i due volti indistinti eppure diversi di chi scrive, esigono al tempo stesso presa di distanza dal mondo così com'è (la citazione da "Rapsodia" descrive l'ostilità quotidiana rispetto alla parte migliore di noi che con essa fatalmente confligge), e ricerca di un rifugio 'nel' mondo (non 'fuori' dal mondo), nell'incertezza, talvolta delusiva purtroppo, che mai nessuna parola, però, potrà eguagliare la bellezza spontanea che ci offre la natura, essa vista, nella sua gratuita e semplice perfezione, come segno di un mondo così come dovrebbe essere.

Questo è quanto, cara Carla, mi è giunto alla penna del computer di scriverti in merito ai tuoi versi. La loro ricchezza tematica - lo ripeto - va ben oltre queste poche note, ma mi sia lecito, per il momento, lasciare nell'inespresso tutto il molto che rimane consegnato all'enigma del tuo ordine del discorso poetico, e che forse non sempre l'attenzione 'critica' dovrebbe turbare con le sue un po' fastidiose razionalizzazioni.

Mi farai sapere che cosa ne pensi, e grazie ancora per le tue dediche e per l'opportunità che mi hai offerto di partecipare alla tua esperienza poetica.


Un caro saluto
Gianmarco

* * *



Sì, è proprio il mio orecchio, l'orecchio interiore
quello che sente
e che deve imparare ad ascoltare.

Necessità e destinazione
sinonimi di una scrittura completa.
La ricerca che ogni poeta vorrebbe vedere tradotta sul foglio semplicemente ascoltando
la natura e il suo manifestarsi.

Cos'è la scrittura per me?
Come si configura la mia relazione con la scrittura?
A quale scopo scrivo?

Il bello della scrittura è che non sempre è razionale, a volte capita che l'impulso combaci con l'intuizione. Nasce così l'illuminazione.
Mai nessuna parola potrà eguagliare la bellezza spontanea che ci offre la natura - rifugio nel mondo -
È questa la certezza che in questi giorni mi abita
sapere che tutto è già stato scritto nel grande libro degli eventi. Il tentativo di riscriverlo.

All'inizio scrivevo per dare voce al mio sentire, avevo bisogno di conoscere la mia identità per proteggere la mia timidezza, poi ho scritto perché la lettura , le varie letture di filosofia ma anche di poesia, mi hanno portato a scoprire correlazioni tra pensiero filosofico e realtà, tra esperienza personale e contatto con l'umano.

La curiosità mi ha spinto alla sperimentazione, alla selezione
Così in ogni poesia ora ricerco l'essenziale, a volte la sentenza, a volte la constatazione
che ogni concetto merita attenzione quando viene nominato.

Lo scopo è mantenere viva la mente, non dimenticare le piccole cose, il vissuto personale e il paesaggio in cui si compie il gesto dove la parola diventa interruttore  che procura la luce.

Lo scopo è arrivare al cuore delle persone emozionandole, facendole riflettere, aprendo i loro occhi sulla vita (che è l'interiore).

Catturare i segreti della natura che abita il mondo sotterraneo e portarli alla luce, questo mi affascina e mi fa vivere in armonia.

E questa è per te, che mi hai dedicato il tuo tempo, il mio grazie ...:-)



L'orecchio conduce
oltre la soglia del suono
che da luce al buio
e lo protegge
e non conosce la condizione del tempo
ma la assapora.

Mi nutrirei di solo vino
e destinazione.

venerdì 1 aprile 2016

Balaustra sul lago






Ho ricevuto il piego di libri oggi, e sono proprio contenta del risultato.

La mia terza creatura è venuta alla luce, inaspettata per certi versi, per altri prepotente
il desiderio - e il bisogno - si è tramutato in sostanza, ha preso una forma
e l'ha riempita.

Solo questo conta per me, un silenzio che riempie l'aria di profumi, di paesaggi, di lago e di sensazioni...questo intendo per poesia, e sento che questo amore lo posso condividere non solo con i poeti, soprattutto con le persone.

Ancora non lo sa nessuno dei miei familiari, io non esterno i miei progetti prima del loro compimento, mi piace assaporare i momenti di gioia, pensare di poterli abbracciare con questo dono che è sorpresa e meraviglia, che è la parte più intima di me.

Anche l'anima ha un volto, un volto che trasfigura nella bellezza....
che trasfigura in vena pulsante, in Flèva Kumbì.




*

giovedì 24 marzo 2016

Geografia dell'altrove








La sorpresa più bella realizzata quest' anno è la pubblicazione del mio terzo libro *Geografia dell'altrove*, a cui seguirà a breve un'altro contributo in greco moderno.
Buona Pasqua in anticipo a tutti gli amici! :-)








lunedì 21 marzo 2016

Novus


 


Chiudi gli occhi
e vedi l’altra apparenza.
il ballatoio respira con me
nuovi mondi a venire.


*

La felicità è un’accoglienza
verso ciò che riteniamo perduto
gli antichi rituali
il sole sul viso
la vibrazione, in sottofondo
che scuote il lago e lo dissolve
nel corpo nuovo
-      un corpo che si scioglie alla bellezza
di un’aria piena -
Nel pelo che si drizza nuovamente
al nuovo canto
di musicanti con le ali
a popolare i nostri tetti.

*

Si può essere da qualunque parte
chiudendo gli occhi, baciati dal sole
nel parco profondo di Villa Carlotta
o in quello di Melzi
tra le azalee fiorite
e gli aceri amaranto.
Accende la mente il riflesso
di questi giardini eternati
presenza marmorea di un tempo
in cui siamo stati.