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martedì 25 ottobre 2016

Vi presento la nuova Emily Elizabeth Dickinson


zia Adelia Bariffi



U s t i c a

 

Isola delle mie estati

Strade di luce sull’orlo di crateri

Sommersi da millenni silenziosi

Civiltà affioranti – tracce di passi, di pensieri.

Tombe rimaste orfane nel vento

Necropoli alte sul mare

Al costone di faro Homo morto

E un ipogeo –

 
Restituisce il tempo nelle campagne

Pietra scheggiata – ossidiana

Impasti di rozza argilla

E impronta di dita a ornamento,

Ceramica nera – frantumi d’anfora –

 

L’antico dolore del mondo

Ancora grida dentro i vasi lacrimali

L’amore umano – la morte -

giovedì 1 settembre 2016

Das Lied von der Erde - Il canto della terra








Innamoramento cellulare,

di questo necessita la buona scrittura

oltre a una lettura essenziale

che comprende la malinconica vena

di Mann quando ci parla di Kroger

 

Così mi accingo a spremere

sangue nuovo dalle morsicature

non lasciandole mai cicatrizzare

 

Così mi appresto ad isolare

il contatto col malessere dall’essere

canalizzando una nuova energia.

 



martedì 31 maggio 2016

Utopia della lingua






Siamo figli dell’improvviso accadere
gonfiati insieme al nascere dei laghi
pulviscolo e materia.


sabato 16 aprile 2016

Al giardino ancora non l'ho detto, Pia Pera


Sto leggendo questo libro bellissimo e subito provo il desiderio di averlo solo per me, mi ritrovo in certi passi, mi ritrovo nell'incanto del giardino, nel corpo di chi lo abita.
Sento la necessità di sottolineare a matita i passi più belli, e mi riconosco ...

giovedì 6 novembre 2014

Il giovane favoloso, impressioni a caldo




Ho visto ieri sera la proiezione del film su Giacomo Leopardi, e sono rimasta impressionata positivamente dalla visione e dai contenuti, cominciando dalla considerazione che, condensare la vita di Leopardi, secondo solo a Dante come importanza letteraria e di pensiero, in poco più di due ore (durata del film) è impresa a dir poco difficile e quasi impossibile, ma il regista Mario Martone è riuscito splendidamente nell’impresa, che parte dalla scelta di un interprete *favoloso* quale si è dimostrato Elio Germano, soprattutto nel recitare alcune poesie in maniera suggestiva, rispettando le lunghe pause, mettendo a fuoco il momento della rivelazione del poeta,  che sopraggiunge improvviso in mezzo alla natura, in completa solitudine…e poi mettendo in evidenza magistralmente gli aspetti difficili di un personaggio così sensibile e infelice.


L’ironia con la quale Leopardi affronta l’ambiente della critica letteraria del suo tempo sottolinea la sua grande forza di carattere, la sua enorme sicurezza di pensiero. Lo giudicavano ateo, certi intellettuali, ma come era possibile?



Era molto vicino alla Natura, che considerava crudele (forse da questa deriva gran parte del suo pessimismo), e aveva una sua fede. Lo dimostrava osservando con occhi voraci la bellezza della natura e i giochi dei fanciulli,  gettandosi, nella seconda parte del film, in quel fermento di vita che popolava Napoli  (dove poi morì) nel tempo della sua visita insieme al caro Ranieri.



La scena più bella si svolge nella locanda, insieme alla gente comune, lui, grande pensatore, gioiva con loro come il più felice contadino, mentre i paesani scherzavano sulla sua gobba portafortuna, sparando i numeri al lotto.


Martone ha saputo individuare i punti cruciali dell’esistenza di Leopardi e ne ha disseminato le tracce lungo il percorso narrativo sottolineando le sofferenze, le umiliazioni, le privazioni, ma anche la gioia, l’incanto, il tormento e l’estasi. Durante l’eruzione del Vesuvio accade un momento magico, la stesura de La Ginestra, ultima sua poesia.


Ne estraggo alcuni versi che lui legge amabilmente nel film:

Seggo la notte; e sulla mesta landa
In purissimo azzurro
Veggo dall'alto fiammeggiar le stelle,
Cui di lontan fa specchio
Il mare, e tutto di scintille in giro
Per lo vòto Seren brillar il mondo.
E poi che gli occhi a quelle luci appunto,
Ch'a lor sembrano un punto,
E sono immense, in guisa
Che un punto a petto a lor son terra e mare
Veracemente; a cui
L'uomo non pur, ma questo
Globo ove l'uomo è nulla,
Sconosciuto è del tutto; e quando miro
Quegli ancor più senz'alcun fin remoti
Nodi quasi di stelle,
Ch'a noi paion qual nebbia, a cui non l'uomo
E non la terra sol, ma tutte in uno,
Del numero infinite e della mole,
Con l'aureo sole insiem, le nostre stelle
O sono ignote, o così paion come
Essi alla terra, un punto
Di luce nebulosa; al pensier mio
Che sembri allora, o prole
Dell'uomo …

giovedì 26 settembre 2013

Tempo di letture



Ho preso dal blog di Elio questa bellissima immagine perchè mi ci ritrovo. 
Sto leggendo libri interessanti e sto preparando le mie considerazioni di lettura che mi piace curare nei minimi dettagli.
Non devono sfuggire le impressioni a fior di pelle così come non devo sfuggire le sane critiche.
è anche così che si impara a conoscersi!

lunedì 26 agosto 2013

Giochi linguistici (libertà e potere della scrittura)

Giochi linguistici
e giochi psicologici
la scrittura non ha sesso
se la osservi dal di fuori
se la scavi, invece,
mostra la doppiezza
così che, se tu ti fingi
mostri l'individuo altro.





"L'analisi dev'essere oggettiva, rigorosa, neutrale."

Michel Foucault


* * *

Per il critico che è in noi stessi, questa deve essere una regola fondamentale.
il mestiere di critico è un'invenzione, siamo tutti, potenzialmente, dei critici!


*


Rileggendo il mio commento in calce potrei sembrare riduttiva nei confronti di queste imponenti figure, ma ho sempre avuto uno spirito provocatorio nei confronti delle sviscerazioni emotive...

si parla tanto del mestiere di critico come se fosse il più difficile...ma una cosa è certa...il critico migliore è quello che non elogia continuamente!
io finora leggo solo critiche positive, come mai?



A tal proposito voglio aggiungere un fatto.
mia figlia ventenne ha appena finito di leggere: la lucina di Moresco.
il suo parere è stato negativo, dice che non ha niente a che vedere con "il piccolo principe" a cui è stato paragonato nell'introduzione...l'ha trovato ripetitivo...
non le ha lasciato alcun segno!



Meraviglia delle differenze...

.

martedì 17 luglio 2012

Quando la scrittura lascia il Segno

Cioran ben conosceva i limiti del dettato, il lavorio sommesso verso ogni ricerca di parola, il taglio preciso del cuore.
è un farsi del male recidere la linfa, o è un evidenziarne il liquido?
Scrivi ciò che provi e poi lo ribalti, modificandone struttura e sedimento, lasciando emergere il torbido fondo
senza coperture e senza finzioni, senza sbavature.

La metamorfosi del *genio scrittore*: smascherare l'altra faccia del cielo.



(Scritto durante una delle mie passeggiate mattutine per sentieri in quel di ........:-)