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lunedì 10 luglio 2017

Dedicata al "grande Padre" Giancarlo Vitali


Densità della materia
dentro l'occhio smerigliato
verde acqua, la risacca
con Vivaldi in contrappunto
la sapienza del maestro
il suo studio
cadenzato dal silenzio
dai vapori dentro il lago
una finestra.
 

Il suo magma condensato
mi rivela l'altro sguardo;
la memoria è un breve tratto
bianco e nero
di una musica sull'acqua
che trasporta oltre corrente

giovedì 27 aprile 2017

Chimica della visione




La visione più bella
di primo mattino
quando il saluto del sole
mescolato alla pioggia è l’altezza
inesauribile degli occhi;
è vela che nasce, bianchissima
e naviga
sorriso nelle viscere del lago.
 
 

mercoledì 19 ottobre 2016

Leggendo Thoreau


Camminare invita

alla trascendenza dell’essere

quando il pensiero finalmente si abbandona

assecondando i passi

sentendosi

vuoto e pieno di una materia altra

in perfetta simbiosi

con ciò che calpesta e ciò che sovrasta.






Il taccuino è nuovo
i suoi fogli, bianchissimi.
Io scruto l’orizzonte, oltre l’abetaia....

Ogni intenzione è bene si interrompa
perché lo sguardo non sia vincolato
ma resti sospeso …


Ogni cosa è geometria
triangolo il cielo e triangolo il lago
graffiti le fronde, cosparse di aghi.
Io, al centro a sentire la spinta
tellurica entrare, dirigere i sensi.
Il rombo del fiume sul fianco
annienta il silenzio
annienta il pensiero.








mercoledì 5 ottobre 2016

Password



Ci dimenticheremo le password

sommersi come siamo

dal caos

ma nel riordino

troveremo i fili

che ci collegheranno ai ricordi

mantenendo in vita una memoria

umana.




mercoledì 14 settembre 2016

Angolino tibetano



Lavaggio delicato
brusìo di centrifuga
l’”allegro spiritoso” di Mozart
spalanca l’ingresso!


*



Nidificano


le vespe

invisibili nidi
al sole e nel vento
a settembre.
Musicanti di Brema inascoltate
le mie stesure
Ma Bachelard
supera ogni nodo, ogni nido
ogni confronto.

*

Senza la prospettiva
di un lago visto da ovest
non esiste orientamento.
La punta del Balbianello
è l’ago
oscilla solo l’occhio.

*

L'orientamento
è stabilito dai poli.
Il lago
e la cima
le due estremità.
Le ombre poi
designano impressioni.

*

Un rettangolo di cielo
è l'incanto
dove il volo della poiana spazia
e luccica
tramanda una verità;
nessuno è solo
e il cielo è una carezza.








giovedì 1 settembre 2016

Das Lied von der Erde - Il canto della terra








Innamoramento cellulare,

di questo necessita la buona scrittura

oltre a una lettura essenziale

che comprende la malinconica vena

di Mann quando ci parla di Kroger

 

Così mi accingo a spremere

sangue nuovo dalle morsicature

non lasciandole mai cicatrizzare

 

Così mi appresto ad isolare

il contatto col malessere dall’essere

canalizzando una nuova energia.

 



giovedì 18 agosto 2016

Stanze



In legno d’ulivo
il mio nuovo tagliere
anche un mestolo,
desideravo in dono.
Non ne ho altri
(compresa la scrittura).

Questo è un tempo
da dedicare ai vecchi.

- Custodire la memoria -
La camera tacita accoglie
geroglifici intorno agli specchi.


lunedì 6 giugno 2016

Impromptu


Tu lo sai cos'è

l'immediatezza?

Un passo dopo l'altro

la riva deserta

il vortice

dentro la rosa


 

le poiane


e poi il nulla

martedì 31 maggio 2016

Utopia della lingua






Siamo figli dell’improvviso accadere
gonfiati insieme al nascere dei laghi
pulviscolo e materia.


venerdì 6 maggio 2016

Microfono aperto



Domenica 8 maggio, festa della mamma, reciterò tre poesie tratte dal mio nuovo libro.
è un evento organizzato dall'associazione Lettelariamente che si terrà nel mio paese, 
che dire?
(son felice!:-)


lunedì 25 aprile 2016

Geografia dell'altrove, Terra d’Ulivi 2016. Nota di lettura di Sebastiano Aglieco




Il lago visto dall’alto, gli animali, il trascorrere del tempo, la casa, il giardino, i pensieri in sintonia e distonia … questi i temi del nuovo libro di Carla Bariffi.

I testi si presentano in successione, due per pagina, senza alcuna divisione interna, non sembrano essere interessati a mostrarci una struttura, i capitoli di un romanzo. Sono, piuttosto, dislocati lungo il percorso di un binario circolare – quello del lago e delle sue stagioni – e così procedono per improvvise ed occasionali illuminazioni, sempre scaturite dalla vibrazione emotiva e sensoriale.

Elettricità, nell’aria

sui corpi cristallizza in respiro

– esplode il temporale –

Ti tengo nella mano

mia grandine improvvisa.

p. 46

Direzioni diverse

tagliano il cielo.

L’orizzonte rimane lo stesso.

– Il lago è incendiato di blu,

accoglie i nostri corpi come un’ostia –

p.14

Sono, dunque, testi “veri”, nel senso di corrispondenti a un progetto interiore, di conoscenza di se stessi attraverso l’immersione nel panico naturale, nel grembo, nella promessa di un Nulla per niente interessato all’umano, alla pietas. Piuttosto è la parola che si fa portatrice di pietas, parola rivolta verso noi stessi, per guarire la nostra incapacità di sentirci in sintonia con le voci, col respiro, con l’appartenenza.

Spesso leggiamo di lacrime scaturite proprio nel momento in cui la consapevolezza del perduto, di un pensiero ancestrale che ci rac/coglie solo a tratti, improvvisamente abbassa le difese dell’io mostrandoci il nostro abbandono, la resa.

Così largo il pianto

e lento di noi il sapere dove

fermare l’ansito

potere scioglierci.

p. 13

Carla Bariffi, a un certo punto di questo diario di segni naturali, di geroglifici, cita “Memoria” di Rimbaud: “La corrente d’oro in movimento, / muove le sue braccia nere e pesanti…”; chiosando successivamente: “Penso all’acqua chiara / di una memoria nuova”, p. 16.

Quest’acqua, che per Rimbaud è il laghetto fangoso di un parco cittadino, qui è proprio il Lario coi suoi anfratti scurissimi, le sue imprevedibili bufere, le brume, il quietarsi nei riflessi del sole in controluce.

È il luogo, dunque, lo scenario partecipe delle ferite del pellegrino che sale il monte per raggiungere la casa, tutti i fine settimana. La casa è desco e santuario nello stesso tempo, finestra spalancata verso l’esterno, luogo chiuso di meditazione frammentata e improvvisa.

Esiste una luce diversa

quando il crepuscolo scivola ed entra

dalla finestra socchiusa

– accarezza gli oggetti in silenzio –

li inebria di un corpo che pulsa.

È la luce degli avi.

p. 33

Radunare

le briciole del giorno

quando calma si fa sera

e la casa resta l’argine lontano

condiviso nel silenzio.

p. 19

La penna a sfera

giace sulla credenza

accanto al suo inchiostro notturno.

Preferisco la matita.

p. 15

È così grande la casa

quando soli

la viviamo.

Il suono propaga orizzonti

sul lago di fronte

Lo spazio – dal tonfo di neve

delle mie stanze.

p. 25

In questo discorrere nella mente del tempo delle stagioni, gli avvenimenti si dispongono come i tasselli di un puzzle, suggerendoci l’immagine di una presenza che si cela dentro gli occhi di un animale, in una pianta, nel volo di un uccello, nelle intuizioni di una riflessione improvvisa:

Così a volte vediamo un essere ferino che ha gli occhi infuocati del sangue e della vita:

Fissa gli altri gatti col suo sguardo malato

di fronte al banchetto

– il sangue è un grumo al muso –

Le mosche lo circondano, ostinate

ma più ostinato è il rosso del suo pelo,

l’illusione del suo desiderio.

p. 17

Improvviso, lo colsi

afferrare il pane secco

nel buio intermittente della notte

sagoma bianca striata sul muso

lungo come il viottolo deserto.

È bastato un fruscio sotterraneo

a dileguare la sua occulta presenza.

Il gatto lo osserva con me

senza muovere un pelo.

p. 57

Uccelli come presenze dell’anima, come i primi pensieri del mondo:

Cerchi ampi

circoscrive la poiana

poi di colpo cambia rotta

esorta la mente a deviare.

La traiettoria dell’occhio la segue,

scompare.

p. 36

Il lento pensiero delle essenze vegetali; e la presenza che le abita:

Il noce si è intrecciato col limone

– l’aria è pregna del giallo dei cedri –

In questo giardino di ulivi

i pini sono quieti

e un canto di civetta

scandisce ogni mezz’ora.

Son qui, ad alleggerire ogni pensiero,

affondando nell’azzurro ogni mia fibra.

[il San Martino

accanto].

p. 45

Sei nel fiore del sambuco

e nel prugno che lento matura

nel grano che sale, nel ciclo lunare

che piano riverbera dentro.

p. 55

Le intuizioni monacali:

La memoria lascia buchi dolorosi

dentro la membrana

il lago distende il pensiero

la ruga profonda tra gli occhi.

È l’altezza

la cura del male.

p. 9

Testo, dunque, che si alimenta delle sporgenze e delle rientranze del magma, senza un centro, ascrivibile a un poeta del pianeta Nettuno dove, si dice, tutto sia acqua e forse sogno di una vita diversa, di una cosa chiamata terra.


Sebastiano Aglieco



da quì:

https://miolive.wordpress.com/2016/04/23/carla-bariffi-e-laltezza-la-cura-del-male/

venerdì 18 marzo 2016

Verso la luna piena


Samadhi è la purezza
della gioia
quando il formicolio
raggiunge ogni estremità
e la rende perfetta.

*

Filtrare una lettura
col senno dell'esperienza
estrapolando il nocciolo sottile
che accarezza l'idea
e la trasforma.
Questa è la rigenerazione
di una mente che non vuole morire.

*

C'è un intervallo nel sogno
in cui si rafferma l'immagine
che andrebbe ricostruita.
Ma tutto scivola
e si dimentica.






giovedì 10 marzo 2016

Attesa di un tempo




Il canto esordisce
nel mio giardino lacustre,
si fa lentamente muschiato
come un odore.

*

La criniera è tornata
- lucida e maestosa -
a coronare il mio corpo.
La forza di Sansone
nella mia.

*

Le rose, le rose, ancora le rose
lussuria liquida sugli zigomi del mondo.

La voce non invecchia
lascia intravedere
cieli immensi.



lunedì 15 febbraio 2016

Epìgrafe




Ci  mescoleremo all’eterna bellezza

come ogni essere degno di un nome

capace di eleggerla.



*