![]() |
| "una delle mie migliori foto scattata presso Orrido Bellano" |
Cosa sei tu che mi fluisci nel sangue e sali nella mente mina in un campo
Visualizzazione post con etichetta mie foto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mie foto. Mostra tutti i post
lunedì 17 luglio 2017
animale Totem
Etichette:
arte,
forza,
mie foto,
paesaggio,
specialità
lunedì 31 ottobre 2016
Cantico ai morti
Canto
nel canto
un cantico ai morti
sulle note imbevute
Nel rosso serale.
De Andrè mi accompagna
- i suoi lugubri accordi -
Risvegliano un fuoco notturno.
Lontano
la pelle
riverbera dentro.
lunedì 8 agosto 2016
L'occhio del lago
Tante vite
sono vissute in sordina
nessuno sa niente di nessuno
e la gerla non ha più peso
sulle spalle
quando l’abitudine alla fatica
è la cura.
*
Gli opportunismi popolano il
nostro tempo
insidiosi.
Il riparo diviene necessità.
*
Narciso è colui che non sa
trattenere
la folgore di un’espressione
e la divulga.
*
Noi siamo il prodotto del
pensiero
viverlo, è un' accordanza
la greca intessuta sul nulla.
*
Brilla come un’iride
l’occhio del lago
lungo i margini dell’orizzonte.
Brilla come brillano le
immagini
dentro la mente.
E il varco prosegue nei solchi
di un canto e di un sogno.
giovedì 28 luglio 2016
Pausa blog
1651
Un verbo fatto carne è raro e
consumato tremando
e non diffuso ancora
ma se io mi sbaglio
ognuno ha assaporato
in estasi da ladro
il cibo adatto alla
sua forza individuale -
Un verbo che respira chiaramente
non muore - ed è coerente come Spirito
e spirerà, se Lui -
"si fece carne e venne in mezzo a noi"
non c'è condiscendenza
come questo linguaggio che consente
come questa filologia amata.
*
Emily Dickinson tradotta da Massimo Sannelli
martedì 12 luglio 2016
lunedì 30 maggio 2016
La parola negata, Gianmarco Pinciroli
3.
e tu non dirla la
parola,
che ti basti
pensarla nella veglia
e poi la notte
viverne la lenta sillabazione
fino alla mancanza
di respiro
quando il fiato si
fa parossismo dell’ala
per un volo che
scende in picchiata
la vertigine del
primo sonno
e ultimo
quel respiro l’ho
udito
e ho visto quella
maschera che dobbiamo indossare
nel quando di quel
dove
si beve la feccia
dell’ultimità
mi si dica come fare
perché davvero non
saprei
rivolgere (a quale
lui o a quale lei)
la dolce preghiera
dell’assenza,
richiesta d’oblio
perenne, e cecità che salvi
un barlume di
umanissima pietà
per chi reca sulle
spalle il dovere
di non più essere
quel grumo
di fiato e terra che
sorride al vento
4.
i due che lì, o
altrove, stanno e stanno
e nello stare non
sai come, la memoria
resta, vapore che
addormenta nell’insonnia
e ubbidisce al
destino delle cose che finiscono
e finiranno, prima,
dopo, finiranno
ed io con loro:
apparso e poi scomparso
“c’è questa follia
che non sormonti”
mi dice con severità
il filosofo
mentre il mistero
semplice prevale
e nel silenzio si
assorbe ogni dolore
5.
è dunque una tomba
la memoria, vana
senza
l’irraggiamento di una lapide
con lo specchio di
un volto sorridente
che ora c’è, non
c’è, dipende
dagli occhi che la
guardano, distanza
della stella più
lontana, lassù
quaggiù, ma nessun
dove nessun quando, più
ci danno
riferimento, un luogo
che non sia vanità
di mente, non dura:
luce che si
disperde, voce oscura
7.
oh la fatica di
compilare elenchi
di tracce vissute
tanto tempo fa
quando un profumo e
un sorriso
ci inventavano la
lunga giornata estiva
sulla riva del
miraggio, luce d’agosto
spezzata dai raggi
della bici
insieme con l’ombra
minacciosa
il futuro non conta
le vittime,
le fa, ed è quel sé
che non saremo mai
abbastanza: una
musica troppo facile,
metrica e prosodia,
lessico d’anni ingenui,
coltivazione della
polvere dei fiori
e disegni di
costellazioni inventate
lì per lì dalla
passione d’un momento
oh la fatica,
l’enigma degli angeli
scesi dal campanile
in veste di do diesis
per una melodia che
segna il termine
del viaggio alla
farfalla (ma lei, e lui
insieme dentro e
fuori quella casa
ricca di avvenimenti
impercepiti
dall’immediata
aderenza al divenire)
pochi ma essenziali
nutrimenti
all’anima perduta
con un salto di gazzella
per evitare trappole
di colpa e redenzione
(ma loro no, blanda
mestizia dei fedeli
per il quieto
indomenicarsi d’esistenza
nel gregge che va,
rassegnato, alla chiamata).
lunedì 9 maggio 2016
Microfono aperto, Palco Palasole. Bellano, domenica 8 maggio 2016
Annualmente
in quel di Bellano l'associazione culturale LetteLariaMente organizza una Fiera di piccoli editori provenienti da più
luoghi, diversi ogni anno e con diverse iniziative per adulti e per
bambini. L’anno scorso non ho partecipato ma quest’anno (all'ultimo momento) mi sono ripromessa di
fare una ‘puntatina’ e di mettermi in gioco con la Poesia, anche per vincere un
po’ la mia innata timidezza.
Premetto
che l’unico vero incontro poetico che ho fatto è stato nel 2013 in occasione
dell’uscita del mio libro 'Rapsodia in rosso' promosso dal caro Gianmario
Lucini, che aveva coinvolto per l’occasione persone squisite e competenti come
Ivan Fedeli e Fiammetta Giugni. Ma torniamo alla Fiera! Or dunque,
addentrandomi tra i vari stand ho avuto modo di conoscere bene quello di “La
vita Felice” il quale esponeva poesia classica in versioni accurate. Ho
azzardato la domanda: come mai non vedo libri di poeti contemporanei?
Mi
è stato riposto: inutile esporli dal momento che certi nomi risultano
sconosciuti se non c’è l’autore stesso a presentarsi e a presentarli.
Io
un libro di Anna Toscano e Stefano Guglielmin lo avrei comunque preso!
Ma
torniamo al palco, al gentilissimo conduttore Vincenzo la Bella che ha permesso
la lettura di cinque poesie tratte dal libro e ha organizzato una gara con
votanti tra il pubblico per stabilire il ‘vincitore’ tra i cinque sfidanti di questa
“Poetry Slam”. Oltre alla soddisfazione di essere arrivata finalista insieme
alla mia compaesana ho constatato che l’emozione, durante l’intrattenimento, era
più a livello di pancia, a livello di voce sono riuscita a mantenere il
controllo, e questo per me è già un traguardo.
L’altra
cosa che mi ha dato soddisfazione è che la mia poesia
era tra le più brevi lette in pubblico.
Mi
è stata chiesta la spiegazione per la poesia: Mettere ordine.
‘Mettere
ordine
Presuppone
un’idea precisa
Un
letto di petali
Sopra
un caos sotterraneo.’
L’arte
non andrebbe mai spiegata perché ciò che arriva alla persona non si può catalogare,
ci arriva a livello di emozione e segue un’esperienza personale.
Ciò
che arriva a una persona può non arrivare a un’altra o comunque essere diverso.
Io
ho dato una spiegazione generica ma la vera spiegazione forse sfugge anche a
me, dal momento che pensando a quei petali pensavo alla cultura araba e alla
bellezza di un letto cosparso di petali.
martedì 19 aprile 2016
Sequenza del sole
Un buio totale attanaglia
le parole
un buio intriso d’inerzia.
Occorre vangare.
*
La spremitura non
avviene
in sede di circospezione
Ma quando sei
pronto.
*
Siluri, i miei
occhi
pronti a
lanciarsi oltre l’abisso.
Il riparo è nella
selva che sorvolo.
lunedì 7 marzo 2016
Sequenza della neve, per Anna Maria Farabbi
Mi cercano nel paesaggio. Io sono uscita
morta diffusa: creo la quiete tra le tempie
mentre pellegrino scalza
nell'ombelico madre.
Chiedono se la mia voce esiste
o canta il linguaggio dei pesci
dove sono in che cosa si è trasformata
la radice dell'io.
Da animale a vegetale a minerale in pane.
Qui al campo base la voce non è necessaria
pensiamo zitti la montagna
come un triangolo madre
dentro cui entrare
poi non pensiamo più:
succede che il corpo rumina da solo
slacciando le tempie
si accende il fuoco da solo controlla
i nodi del rosario nelle corde
scalda e rallenta il respiro
tra la tessitura del sangue e l'oriente esce
e dorme
prendo la neve con la lingua e scrivo nel bianco
tanto per far ridere ma è preghiera
e la preghiera è un arco:
sain victoire e il monte fuji
mi appaiono contemporaneamente
tra i tanti fili del mio tappeto
uno è il rosso che lo rende volatile
questa notte la luna accende le neviere
colme e abbaglianti
aprono la luce dentro la mia tenda e sul valico
nel mio cuore profondo
il mio amore suona.
[da: Solo dieci pani, Anna Maria Farabbi, Ed. LietoColle]
lunedì 22 febbraio 2016
Flèva kumbì – Vena pulsante
I
sou anasa ìremos
einai glossa mou
einai glossa mou
tis
nihtas sigà ektononete
kratai kàthe kima.
Il tuo respiro calmo
è la mia lingua
nel buio si espande
racchiude ogni ombra.
*
Niothis, tin Omorfià
etsi opos tin Aghapi
Asterikò
simpan
pou
na proseghisoume mono mporoume.
Si
percepisce, la Bellezza
così
come l’Amore
Universo
Stellare che
possiamo
soltanto sfiorare.
*
Flèva
kumbì
nèvro
anakàlipso
mou
mìdhia essoterikòs
skòtinos
kathòs to alìthia.
Vena
pulsante
nervo
scoperto
mio
mare interno
oscuro
come la verità.
martedì 29 dicembre 2015
Iperbole
Siamo
riusciti ad invitare i nonni
-
Il servizio è pari a un pranzo di Babette -
Il
danno è accaduto dopo -
Prima
di Natale.
Merita
fiducia, l’idraulico
Mentre
si appresta ad usare gli arnesi.
Il
tubo si è rotto
Dopo
e
Anche
le piastrelle.
Sembrava
tutto risolto ma poi
La
triste scoperta
La
lavatrice non scarica, trattiene tutta l’acqua nella vasca
Insieme
ai panni sporchi.
Il
danno è ancora idraulico.
Il
verdetto dell’idraulico:
Usare
solo detersivo liquido.
Iscriviti a:
Post (Atom)







