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mercoledì 11 maggio 2016

Mente e Natura



Il neoplatonico Plotino dimostra per mezzo dei fiori e delle foglie che dal Dio Supremo, la cui bellezza è invisibile e ineffabile, la Provvidenza giunge fino alle cose della terra quaggiù. Egli fa osservare che questi oggetti fragili e mortali non potrebbero essere dotati di una bellezza così immacolata e di così squisita fattura se essi non promanassero dalla Divinità che senza fine pervade tutte le cose con la sua invisibile e immutabile bellezza.

 
Sant’Agostino, La città di Dio


Pag. 47 del mio libro.
La zia Adelia dice che questa pagina mi rispecchia
ma io mi riconosco soprattutto in Plotino.



giovedì 10 dicembre 2015

Grado zero



Il grado zero, il nuovo modello di scrittura che Barthes propone, è una lingua che egli stesso definisce «strumentale», che si pone in mezzo alle varie scritture, «a queste grida e a questi giudizi senza parteciparvi affatto, essendo propriamente costituita dalla loro assenza». La scrittura del grado zero «è il modo di una situazione nuova dello scrittore, il modo di esistere di un silenzio» 

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https://rebstein.wordpress.com/2015/03/27/maestri-silenziosi-xiii/#comments



https://rebstein.wordpress.com/2015/11/27/frammenti-desilio-8/#comment-43548 

venerdì 21 agosto 2015

L'occhio del cielo






"Che cos’è l’uomo, se esso è sempre il luogo – e, insieme, il risultato – di divisioni e cesure incessanti? Lavorare su queste divisioni, chiedersi in che modo – nell’uomo – l’uomo è stato separato dal non-uomo e l’animale dall’umano, è più urgente che prendere posizione sulle grandi questioni, sui cosiddetti valori e diritti umani. E, forse, anche la sfera più luminosa delle relazioni col divino dipende, in qualche modo, da quella – più oscura – che ci separa dall’animale."

* * *
"È evidente che il problema centrale su cui riflettere sia quello del rapporto tra l’uomo e l’animale, vale a dire il rapporto dell’uomo, azione negatrice secondo la definizione di Kojeve, con la sua vita animale. Ma cos’è la vita animale? In cosa si distingue dalla vita umana? Oppure (e meglio) che cosa separa le due modalità di vita, e su quale fondamento"


Giorgio Agamben, L'aperto, L’uomo e l’animale, Torino, Bollati Boringhieri, 2002, pp. 99

☆☆☆

Vorrei che il mio pensiero cessasse
per poter distendere ogni nervatura
al calore del sole che scivola
esausto tra le ombre.
Distinguo bene i tre solchi profondi
al di sopra  degli occhi.
È  l'abbandono
la mia necessità.




Le contraddizioni
strutturano la nostra coscienza.
Anima e Spirito convivono
separatamente.






sabato 2 maggio 2015

Le style c'est l'homme même






1.      Io penso effettivamente con la penna, perché la mia testa spesso non sa nulla di ciò che la mia mano scrive. (1931)

2.      A volte si deve estrarre un'espressione dal linguaggio, farla pulire, - e poi si può rimetterla in circolazione. (1940)

3.      Con i miei numerosi segni d'interpunzione, ciò che in realtà vorrei è rallentare il ritmo della lettura. Perché vorrei essere letto lentamente. (Come leggo io stesso). (1948)

4.      "Le style c'est l'homme", "Le style c'est l'homme même". La prima espressione ha una brevità epigrammatica un po' facile. La seconda, che è quella giusta, apre una prospettiva del tutto diversa. Dice che lo stile è l'immagine dell'uomo. (1949)

5.      Uno scrittore mediocre deve guardarsi dal sostituire troppo in fretta un'espressione rozza, scorretta, con un'espressione corretta. Così facendo, uccide la prima intuizione, che però era ancora una pianticella viva. Adesso è secca, non ha più alcun valore; ormai la si può buttare nella spazzatura. La misera pianticella, invece, aveva pur sempre una certa utilità. (1949)


5 pensierini di: Ludwig Joseph Wittgenstein