Era giovane Kant quella mattina
quando entrò nella stanza una farfalla.
Sul vassoio del tè fermò le ali.
Ancora è buio fuori, pensò Immanuel,
e immobile guardava la creatura.
E allora Wolff, quel lupo metafisico,
ringhiò: tu manda via la farfallina
dalla mente: sostanza con natura
e tutto quanto l’ordine del mondo
e il pensato e il pensabile e il divino
può far crollare l’insetto mattutino.
Ma resta fermo Immanuel e si domanda
come si percepisca una farfalla.
La storia del pensiero e il suo destino
vibrano tra una tazza e un insettino.
Cosa sei tu che mi fluisci nel sangue e sali nella mente mina in un campo
mercoledì 9 luglio 2014
martedì 8 luglio 2014
Discromie
Sembra banale
descrivere la pioggia, il ticchettio
continuo e ipnotico, che fa mormorare le travi.
Questo momento mi attraversa
come una consapevolezza.
Lei ci aspetta sotto il limone
sulla panchina in ferro,
con i dolcetti per l’occasione
e i succhi di mirtillo fresco.
Pochi momenti a noi riservati
d’altri tempi, la sua cultura immensa
come immenso è il suo giardino
e la casa che riposa nell’ombra
antica della pueraria.
domenica 6 luglio 2014
Il bicchiere
Gobba a ponente
segna il primo quarto
verso la luna piena.
Se è vero che esiste un declino
del corpo e della mente
ora posso affermare
che esiste anche una crescita.
Lo spazio fa da conduttore;
chi muore si ritrova.
*
Un pube rasato
imiterà la luna
solo per i tuoi occhi
e allora vedrai
le sinapsi aprirsi
e il corso del sangue fluire.
*
è nella nostalgia
che l'esilio si fa carne.
*
I ragni trasparenti
con le lunghe zampe a cavalletta
sono scomparsi.
Me lo ha fatto notare mia zia.
Mi ricordano la tenerezza.
*
Ogni notte serro i denti
come se una staffa
mi mordesse la mandibola.
Al risveglio ho il terrore di vedere
l'incisione farsi strada nella pelle.
giovedì 3 luglio 2014
Geografia dell'altrove
Ho dato l'impregnante alle assi
si tratta di preservare il legno
del ballatoio che funge da balcone -
la mia oasi
tra lago e cielo.
La morte della scrittura
è l'apatia del cervello
una sorta di lento abbandono.
Dedicarsi alla cura
di ciò che va sfaldandosi,
il rimedio.
La mente resta libera
mentre si ricompone il corpo.
*
I miei ultimi sogni
sembrano mòniti
ricostruirli è impossibile
ma certe visioni riappaiono
come il viso di una bambina
che accompagno sotto la doccia
per lavare via il fango.
*
Il nutrimento corre
sulle foglie erette
disegna una lacrima
cristallizzata.
Compongo questi suoni
sulle note di Mozart
(concerto n. 3 per pianoforte e orchestra
in Re maggiore, K 40)
da un balcone in pieno sole
reduce dall'abbondanza dell'acqua
e la carezza sulla pelle
è un solfeggio
che sale, e scivola
e si adagia
leggera come il soffio
di un pensiero capace di raggiungere
la sagoma, dimenticata
della bellezza.
(Così si dissolve il tempo
e ciò che rimane dell'attimo
desiderato).
.
lunedì 16 giugno 2014
Ricerca del bene
I segni del cielo
sono brandelli di un passato,
profezia incompiuta
di un lupo che spalanca le fauci.
I boschi sono il mio sentiero
sereno quando a guardarlo
i pensieri incontrano l’azzurro
di uno sguardo morbido
come la martora.
*
È un esercizio per gli occhi
percorrere i contorni
seguendo la linea sinuosa
ai piedi del lago;
il senso rinasce montagna.
*
Le uniche cose che ricordo del passato
le conservo in una busta di pelle irrigidita.
Lettere e cartoline,
le ho rilette l’altro giorno.
L’eterno ritorno
esiste nell’immaginazione
come nella prova della tua esistenza.
*
Credevi veramente
che un’anima come la mia
si sarebbe fossilizzata?
Il plenilunio entra nel mio segno
lo scompone e lo ricrea.
*
Il respiro lo dà la voce
non la scrittura.
La scrittura può solo
simulare.
*
Affabulazione
si chiama la capacità di conferire
- le compagnie si moltiplicano
in nome di un mercato libero –
Diffidare equivale a proteggersi.
*
Una tara profonda
collega il figlio al gene
non sempre ci è dato
comprenderne il codice
ma saldo come un chiodo
impiantato nella carne rimane
l’antico legame del sangue.
*
La mia salvezza sono i libri
mi fanno uscire dal mio Io
entrare in nuove dimensioni.
*
S'inchinano, le piante
alla meraviglia degli occhi,
quando l'acqua hai versato
nutrendo quei boccioli rosa.
è un silenzio che rispetta la bellezza.
*
Vapori di nebbia
salgono dal lago.
Le antiche rimembranze
si spalmano lungo le vette
ancora immuni
dal calore che scioglie.
Il cuculo batte,
monotono ma sveglio
il suo inesorabile esistere.
.
.
mercoledì 11 giugno 2014
Sull'esilio e sulla morte
Questo post lo dedico a Stefano Guglielmin, alla sua presentazione, sabato 7 giugno 2014, presso la galleria d’arte a Merate, Piazza Prinetti n. 17.
Marco Bellini ha accompagnato l’incontro, e lo scambio energetico che ne è conseguito mi ha dato spunti di riflessione per le prossime poesie, impressioni di un ascolto, appunto, che grazie a Stefano e alla sua dialettica, attenta e sapiente, ha portato ai seguenti sviluppi.
La presentazione inizia con l’introduzione di: Le volpi gridano in giardino
Riprendendo una lettura tratta da: Canti dell’amore coniugali, di Stefano Guglielmin
Bocca, pane, baci; parole ricorrenti in questo tema dedicato alla figura femminile:
Comincio dall’albero tuo padre
e dal mio, dal lasco che ogni generazione
lascia alle mosche, dalla scucita bocca
che mi pianti sul petto baciandomi il sesso
che è mare e torba e serie infinita di svolte
o numero primo, talvolta. Comincio
da via Baccarini, dai tre mesi casti, torti
come la via infante del rivo o la tua prima vita
molle per troppa sfida al ramo grosso, che ti volle
ragioniera o spago dove stendere il cognome.
Comincio dai miei forse, dal grano della tua
quiete, ferita, sì, ma salda come il pane alla mia
fame, dallo strappo animale
che fa agile l’angelo quando risale
dove l’intero e il buono la bella lingua amano
e dalle donne, in cui mai cercai casa né prato
ma sprofondo e grido
e nulla compagnia che avesse torto in mezzo
dalle donne andate per monossido o corda fissa
come Sofia e Paola o per malattia, incendio, pozza
ago. Comincio scavando
in questo largo solido pozzo, dove aria nera condensa
il dondolio dell’amore, nostro guado e languore
nostro ostaggio, che voce libera
ai mille vicoli del mondo e benedice.
E se ti amo è anche per la tua nascita seconda
per la tempra e l’olio a trent’anni fatti uovo, via maestra
nuova, con cui ora mi semini distratta, io che provo
a starti dietro, pulcino o macchina da guerra, io che aro
queste sfinite zolle e sciocco dico che vorrei
sparire, invece di farmi cosa come te abile al frutto
e vera.
* * *
Impressioni di un ascolto
Senza sentimento
hai dichiarato di esprimerti in poesia
ma quando parli delle morti …
*
Il suono accompagna i tuoi scritti
accende una fiaccola d’intesa
che penetra il pane
parola ricorrente
insieme a bocca e baci,
insieme a un divenire.
*
Hai narrato di un mondo interiore
lasciando fuori il sentimento
hai scoperto il tuo essere poeta,
la memoria delle morti
celebrate a nuova vita.
*
Bisogna dimenticare i poeti
per trovare la nostra via
un cammino che ci lascia scoperti
anche quando fuori è freddo
e l’inverno ci attraversa.
*
Scrivi solo al computer
hai detto
però le frasi incisive
le hai scritte con la penna
e le volpi
stavano a guardare.
*
La tua scrittura
segue un disegno preciso
è un cerchio che torna al suo centro
cerca il ritorno
non si dà per vinto.
* * *
Non voglio dimenticare, in chiusura, le poche ma intense poesie sulla morte che il bravo Marco ha ricordato e fatto leggere, trasmettendo un brivido di tristezza carico di sentimento che ha arricchito la stanza.
Grazie per questo incontro, per la bellezza delle parole e la dolcezza, per il solo fatto di esserci ed essere, così.
Poesie inedite di Stefano Guglielmin sul tema della morte
Antonella (1958 – 1993)
L’ultima volta in giardino pesavi metà
di ogni cosa felice.
Aspetto un figlio
ti ho detto. E io la morte, hai risposto
quieta, come se ci fosse una logica
segreta, che lega forbice a fiore.
Sei stata la prima a saperlo
l’ultima a partire.
*
Beppe (1959 – 1995)
Cantavi, di Juri Camisasca,
il suo galantuomo e mi prestavi libri
come fossero pistole. Poi la vita fa i buchi
dentro, prende l’aids.
Lo dico a Cristina, con cui stavi
in principio: Beppe, verso la fine,
mi chiese i nomi dei poeti della nostra
generazione, e se per caso avessi
altro denaro.
Il tema più bello, a scuola, me lo scrisse
lui: comparava le risorse con i limiti
del mondo. Ed era pieno di pensieri
anche per noi.
*
Mariarosa (1961 – 1984)
Quando venivo a trovarvi
tua sorella mi accoglieva a seno scoperto
lo poggiava sopra il bustino e rideva per farmi
tua sorella mi accoglieva a seno scoperto
lo poggiava sopra il bustino e rideva per farmi
arrossire.
Quel cuoio le sbocciò dopo il volo:
Quel cuoio le sbocciò dopo il volo:
voleva sparire, tu lo sapevi.
Lessi di lei e di te sul giornale.
Lessi di lei e di te sul giornale.
Bevevo una birra al bar, morivo un poco.
L’incontro termina, per me, con l’acquisto di: Le vie del ritorno, accuratamente autografato dal poeta per il piacere della sottoscritta, e dal regalo da parte di lui di: Come a beato confine.
*
martedì 3 giugno 2014
Disquisizioni sulla parola poetica
Versi nuovi
devo comporre,
dove porta il desiderio (?)
È li che giace la trasformazione
del mio essere nel corpo
del corpo reso essere
forma in aderenza.
*
Ciò che è personale
è promiscuo
perché potrebbe intaccare
i valori di una morale.
*
Poesia è, prima di tutto
l’interiorità dell’essere
e in secondo luogo
il paesaggio che abitiamo.
La domanda è:
fino a che punto
può spingersi?
*
Ciò che è personale
è unico
è questo il punto di forza.
La ripetitività non esiste,
esiste la propria esperienza;
l’inconscio tradotto in metafore.
*
L’inganno di una convivenza
è nel non potersi esporre del tutto
ma nel trattenersi
può durare un tempo senza brivido.
* * *
La colonia era uno sciame di bambini
il bagno alla turca
il nascondino per l'onta
di aver rubato un topolino.
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