venerdì 1 marzo 2013

Rapsodia in rosso: una lettura di Ivan Fedeli


I poeti sono imprevedibili,
misurano lo sfondo di ogni cosa
cavalcano i miti
si denudano, fronteggiando la plebe.
Il loro mondo
è il nuovo mondo.
Quello di Dvorak.


Una delle tendenze della poesia contemporanea è la ricerca di un codice 
in grado di forzare una lingua impotente, inadatta alla ricostruzione dei 
sintagmi nervosi del presente, recepibile solo attraverso uno scarto 
deformante e, nel contempo, aggregante della materialità storica. 
Tale ricerca, spesso, si serve della struttura del poema in versi per 
esprimere necessariamente il progetto che il poeta-demiurgo costruisce 
a strati per dare compiutezza alla realtà effettuale che lo circonda, 
plasmandola e restituendola al lettore nella nuova veste formale di res 
cognita.


Carla Bariffi è da annoverare in questo microcosmo espressivo, al pari 
di altre voci femminili di considerevole spessore della poesia italiana del 
nuovo millennio. Voci mature, quali Elena Corsini (Nature terrestri –
PuntoaCapo editrice), Antonella Doria (MetroPolis - ExCogita), 
Martina Campi (Estensioni del tempo - Le Voci della Luna) che si 
affidano a editori di qualità, accomunate dall’idea di una scrittura a 
strati, magmatica, capace di legare senso e sovra-senso, struttura 
materiale, storia e contingenza. 
Nel caso della Bariffi, al suo secondo libro di poesia, la natura 
progettuale dell’opera è particolarmente evidente. Rapsodia in rosso nasce 
come secondo codice rispetto ad Aria di lago (LietoColle), di cui 
rappresenta il necessario superamento, in quanto una forza centripeta, 
avvolgente, porta in primo luogo il poeta-demiurgo, poi il lettore, a 
percepire la realtà di riferimento come contrazione emotiva in una luce 
primordiale, atavica, seppur frammentata, dove l’ineffabile entra di 
prepotenza nel canale inconscio dell’Io poetico e agisce da atto 
liberatorio, quasi erotico, esplodendo in nuove situazioni di senso.
Non c’è nulla di fragile o di scontato nella poesia di Carla Bariffi, ogni 
atto è rimando, richiamo, allusione: “il fatto stesso di osservare una particella 
/ ne modifica lo stato” afferma l’Autrice a dichiarazione di una poetica in 
perenne mutamento che, a partire dall’intuizione visiva, destruttura la 
percezione in una densità di frattali che si ripetono in infinite variazioni 
della loro forma-base.



È poi il libero arbitrio del poeta a seriarli, definirli, ungarettianamente 
portarli alla luce. Questione di metodo, dunque: filtrare l’essenza del 
mondo attraverso il canale della parola impotente, destrutturare 
l’esperibile mediante la formulazione di un linguaggio nuovo. 
La Bariffi, con naturalezza, unisce in tal senso l’elemento poetico alla 
speculazione filosofica, generando in sostanza un poema originale: la 
metafisica nasce quando "quando il linguaggio fa vacanza" afferma 
Wittgenstein; la scrittura di Rapsodia in rosso tende alla sintesi tra fisico e 
ontologico, e Carla Bariffi opera con l’abnegazione di uno scriba:

“conio il mio verbo tracheostomico e indigesto”. 

Si veda, a proposito, uno dei frammenti del poema:

Natura, anima, spirito / i tre stadi fondamentali dell'Uno / 
apertura e scissione / - contemplazione - / Sono felice quando mi 
allontano / perché riesco a vedere la forma / dell'indefinibile. // 
Apro l'agenda / per scriverti. / L'Uno solenne si presenta, / 
Assoluto / come l'intelligenza / quando circoscrive i concetti. / 
Emanantismo / che si estende a complemento / (tra l'oggetto ed il 
soggetto). / Scuola, di nomi, prioritaria /da Platone / che lo indica 
come principio / di entità che soggiace / alla molteplicità delle idee, / 
all'’indivisibile’ di Aristotele, / tornando alla molteplicità / emanata 
dall'Essere in Plotino. / Dalla trigonometria, / che studia i triangoli, 
/ al ragno che crea / l'unione dei suoi angoli.

La tensione verso l’ unità dei linguaggi porta, inevitabilmente, alla 
fusione di questi in una forma di scrittura con forti scarti di senso. È 
questo la lingua che Carla Bariffi cerca? Si è accennato, in precedenza, 
alla natura pulsionale della poesia; l’atto poetico corrisponde, 
idealmente, all’atto sessuale. L’obiettivo, sprigionare energia creativa. 
È questo il terzo anello che compone la catena espressiva, dopo il 
filosofico e il poetico:

Lungo l'epidìdimo / attraverso l'erogena zona
 /che divide il cratere dal vulcano. / Nel Perinèo, / abbandono il disegno delle labbra. 
// Perigonio, all'apice del fiore / il tepalo trasmesso per scissione /
lo scarto - epidurale - del pistillo /che genera con-tatto.

Botanica e poesia. Olea fragrans rubra e Digitale purpurea, dunque. 
Senza scomodare Pascoli, ciò che la poesia cerca è un piano 
comunicativo plurilinguistico e plurisemantico. Carla Bariffi lo trova 
con una certa efficacia. Ed è la Kalokagathia , quell’ unità di bellezza e 
valore morale che, nel caso specifico, rappresenta il superamento dello 
schema significante-significato: la poesia evolve in una sorta di macchia 
accentuativa, segno universale in grado di produrre narrazione poetica. 
Come la Sinfonia n. 9 in Mi minore di Dvořák, la ricerca poetica 
dell’Autrice è prova di un nuovo mondo: 

la realtà / è composta da due facce; / lo spazio tridimensionale / e 
l'immagine olografica che vi proiettiamo. / Ma le informazioni, nello 
spazio, / sono un ologramma tridimensionale. / Usiamo i semi di 
Anassagora / come fossero la terza realtà. /

È la terza realtà che chiama, il linguaggio nuovo che tende a 
decodificare l’intorno e l’interno. Risponderle, dunque, con l’esattezza 
dell’atto poetico. Questa è la splendida scommessa dell’Autrice, la 
poesia come strumento di indagine, cosmo a sé in continuo divenire. 
Un’Olea fragrans 1), dunque, destinata a crescere a ritmo lento, ma con 
profumo persistente.


1 ) Olea fragrans rubra era il titolo iniziale del poema.

 

martedì 26 febbraio 2013

Aghrio - Pugno

Aghrio spathi i glossa
pou honete stin malakì triha
- agapi pedioù -
mazevi kathe kalò san
stin grothià i ghy
ohi pià ameni.


Spada feroce la lingua
che affonda nel tenero pelo
- amore d'infante -
risucchia ogni bene come
nel pugno la terra
non più smarrita.


.

domenica 24 febbraio 2013

Qui sedes


La neve non ha consistenza
se non la accarezzi
stringendola in pugno,
così le note d'aria
si elevano fiere
nel si, minore di voce
soprano che piano distende
i contorni
di un'antica sofferenza

e piano si scioglie.


Il pianoforte
è lo strumento malinconico per eccellenza
(dopo il violino)
riesce a trasmettere
archi di tempo scomposti
e poi ricomposti
- architetture rinascimentali -
un romanticismo antico
che fa palpitare il cuore
e l'animo, e le dita

è un arpeggio che sale
danzando su note indivisibili
mistificazione di un ritaglio
di un romanzo di Flaubert.



venerdì 22 febbraio 2013

Numen


Vorrei fondermi con te
dove la differenza non tocca
la parte rigida di una condizione
dove la libertà è la stesura finale
di una storia senza confini
perchè il mio desiderio
è dentro l'identità che abita i nostri corpi
e saprò farne tesoro
così come saprò eleggerne il sacro
al di sopra di ogni concetto.

.

martedì 19 febbraio 2013

Ichnos - Impronta

Ichnos
i glossa sou
to aperanto, to fos
stin sou anasa - ìremos -
pou mes ta matia
stamàta.


Impronta
il tuo linguaggio
l'immensità, la luce
del tuo respiro -calmo -
dentro i miei occhi
fermo.


domenica 17 febbraio 2013

La bagnante


Aploma aplose mou aplose
to idratoma
stivontas kalà to derma
malakomeine apo to
zestò atmò tou nerù.
Aplose mou kai tripse
ekì pou mporì
to roz derma na sklirini.


Spalmo spalmami spalma
l'emulsione
strizzandomi bene la pelle
resa morbida dal
caldo vapore dell'acqua.
Spalmami e friziona
dove può
la pelle rosa irrigidirsi.

sabato 16 febbraio 2013

Donna allo specchio


Glistrai i nihta sta dahtila
opos to prosopo sou
malakomena hili mes to roz
siopilì omorfià - skepsi mou -
to fos mes ta matia
pou san kopsi kouniete
se kokkalo vithizete.

*

Mi scivola la notte tra le dita
così come il tuo volto
le labbra ammorbidite dentro il rosa
bellezza silenziosa - mio pensiero
la luce dentro gli occhi
che come lama oscilla
in ossa affonda.

.